Immigrazione terrorismo e sicurezza

Approfondimenti Esteri

Milano 20 Luglio – Pesantemente colpita dal terrorismo in due occasioni dall’inizio dell’anno, la Tunisia ha dichiarato lo stato di emergenza due settimane fa, un dispositivo che include tra l’altro la costruzione di un muro al confine con la Libia.

Più a ovest, il Marocco ha intrapreso un progetto simile, in particolare per tutelare potenziali incursioni dei terroristi dall’Algeria.

In Medio Oriente, la paura ispirata Daech incoraggia più Stati ad utilizzare mezzi radicali per proteggere se stessi. Nel mese di gennaio, è stato riferito che l’Arabia Saudita aveva iniziato l’installazione di filo spinato lungo i 600 km di confine tra il Regno ed vicino Iraq.

Nel mese di giugno, Israele ha deciso di chiudere il confine con la Giordania, l’unico che era rimasto aperto fino ad ora. Dall’inizio della guerra in Siria, nel 2011, la Turchia ha limitato (ufficialmente)  l’accesso da questo paese.

Il numero di muri a delimitare i confini per fermare la migrazione o la lotta al terrorismo è in costante aumento dal 1998. Secondo una dichiarazione fatta dalla ricercatrice canadese Elisabeth Vallet e aggiornato lo scorso novembre dal Courier International, queste mura-frontiera sono stati aumentati ed mondo ora ne conta ben più di cinquanta.

In quasi la metà dei casi, il muro ha una politica migratoria restrittiva. A metà giugno, il governo ungherese di Viktor Orban  ha deciso di chiudere il suo confine con la Serbia a causa dell’afflusso di migranti dalla Siria, Iraq e Afghanistan. Una decisione denunciata dalla Serbia, che ha chiesto l’intervento dell’Unione europea per impedire la costruzione della barriera ungherese di 175 km che si è prodigata immediatamente a favore dell’invasione del paese magiaro.

Logicamente, le regioni più colpite dalla costruzione di mura sono quelle che subiscono un contesto di forti tensioni , che potrebbe portare alla violenza e maggiormente sottoposti ad un massiccio flusso migratorio che nel tempo non porterà solo a problemi di sicurezza bensì anche a tensioni sociali.

Il Nord Africa avrà presto cinque muri di confine: il filo spinato delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla; il Muro di Sabbia ultimato nel 1987 e dovrebbe proteggere il Fronte Polisario del Marocco (che vuole l’indipendenza del Sahara occidentale); la chiusura di più di 100 chilometri tra il Marocco e l’Algeria, esplicitamente menzionato nel maggio dal capo del governo marocchino Abdelilah Benkirane; il muro tra la Tunisia e la Libia ed è  in quest’ultimo paese, secondo le autorità tunisine, che si sono formati alle armi gli autori dell’attentato contro il Museo del Bardo, il 18 marzo (22 morti, tra cui 21 turisti) e quelli che hanno ucciso 38 turisti sulla spiaggia di Sousse il 26 giugno.

Alcuni giorni fa, un portavoce del ministero della Difesa tunisino, Belhssan Oueslati, ha parlato di “un muro di protezione di terra e fossati”, che “sarà costruito tra i due posti di frontiera di Ras Ajdir e Dhiba della lunghezza di 186 km”. Questo progetto era già stato annunciato dopo l’attacco al museo del Bardo, “Abbiamo iniziato l’attuazione di questo progetto dal 10 aprile e sarà terminato entro la fine del 2015”, secondo il portavoce.

Con l’aumentare delle minacce tutti i Paesi hanno aumentato il loro livello di sicurezza al fine di proteggere se stessi ed i loro cittadini, persino la Francia ha innalzato al confine con l’Italia un muro che seppur virtuale è straordinariamente efficace,  l’Italia invece tende ad usare le proprie forze di polizia per difendere gli immigrati ed aggredire i suoi cittadini che richiedono sicurezza e giustizia sociale, oltreché, ed in questo è il primo paese al mondo, ad utilizzare le Forze Armate per non per proteggere i suoi confini bensì per renderli maggiormente permeabili.

E mentre il mondo è costretto ad innalzare muri per difendersi la “corte” de l’Aia ha solo parole di condanna per il muro a protezione dei cittadini israeliani dai terroristi “palestinesi” finanziati dall’Unione Europea.

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