Per Renzi Expo è proprietà PD: sabato ci porta l’assemblea nazionale del partito

Milano

Milano 14 Luglio -Era il 13 marzo 1972, quando 1.043 delegati del Partito Comunista Italiano si riunirono al Palalido di Milano per eleggere il nuovo segretario del partito: Enrico Berlinguer. Sono passati più di quarant’anni, e molte cose sono cambiate tra gli eredi politici del PCI. Le oceaniche adunate dei militanti hanno radicalmente cambiato aspetto, almeno a Milano. Dopo la festa dell’Unità sotto la sede faraonica della più grande banca italiana, in piazza Gae Aulenti, ora il PD vuole anche Expo per la sua Assemblea Nazionale, sabato 18 luglio.

Spero che il paragone non risulti offensivo verso l’uno o l’altro, a seconda di chi legge, ma è interessante notare il processo di cambiamento radicale della liturgia politica della sinistra. La rottamazione renziana non trova confini, neanche nelle regole di Expo: all’articolo 5.5 del regolamento dei visitatori è fatto divieto di introdurre all’interno del sito materiali di propaganda o comunque riconducibile a partiti politici.

Nulla però può fermare il nuovo PD. Se Berlinguer nel 1972 esordiva con 72 pagine di discorso, dai rapporti con l’URSS al compromesso storico, in uno spoglio palazzetto, Il PD di Renzi punta più a costruirsi un’immagine smart, cool, moderna, nel tempio del famigerato capitale, esibizionista e internazionale. All’insegna peraltro dell’arroganza, come se il sito fosse solo una delle proprietà del partito del Presidente del Consiglio, di cui può disporne come egli desidera.

Numerose le reazioni politiche locali. Da Matteo Forte, Polo dei Milanesi, che chiede spiegazioni alla violazione del regolamento, a Corrado Passera, che con Italia Unica stigmatizza la vicenda come un “atto che contrasta con il rispetto dell’interesse pubblico”, a Marco Osnato, FDI, che ironizza: “Tanto i biglietti ce li hanno già”, riferendosi allo sconto sugli ingressi ad Expo offerto dal PD ai giovani nuovi tesserati.

All’interno del PD è Emanuele Fiano, recentemente candidatosi alle future primarie del centrosinistra a Milano, a difendere la scelta: “Pensiamo che chi sta pensando al futuro del Paese e sta governando il Paese abbia buon titolo per credere che quel luogo di incrocio di persone, progetti e genti sia anche un luogo possibile dove incontrarsi”. Le polemiche? “Strumentali”, secondo Fiano.

Fuori dal coro, Carlo Monguzzi, storico esponente della sinistra milanese e ora consigliere comunale del PD, contraddice i propri vertici: “Trovo assolutamente inopportuno che il mio partito faccia l’assemblea nazionale a Expo. Ci sono altri spazi a disposizione, come la sala della Provincia, che è più comoda, costa meno e non urta nessuna suscettibilità”.

Ormai però sembra essere cosa fatta. Il presidente del Consiglio ha deciso. Gli eredi di Berlinguer, nell’ansia di promuovere e rifondare il PD come moderno “partito della Nazione”, dimostrano sempre più di confondere invece l’Italia come “la nazione del partito”, democratico.

Gabriele Legramandi

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