A Porta Venezia il racket dei clandestini eritrei

Cronaca

Milano 14 Luglio – Porta Venezia. Via Palazzi, via Lecco, viale Tunisia: quartiere storico della Milano “bene”, citato anche ne “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.

Eppure facendo una semplice passeggiata e sentendo le testimonianze dei commercianti con attività aperte da quarant’anni, l’immagine sembra essere cambiata radicalmente. Ai cittadini radical chic si sono sostituiti centinaia di profughi di origine eritrea ed etiope, stanziati nella zona da mesi. Troppi ormai. Tanto che viene da domandarsi come mai gruppi di profughi abbiano scelto di accamparsi proprio qui. La scusa che nella zona ci siano attività commerciali eritree non regge più. Dietro l’apparenza, che ormai non riescono neppure a nascondere così bene, c’è altro. E le denunce dei commercianti che parlano senza filtro, un po’ per disperazione un po’ per esasperazione, lo confermano. Luca Longo, Presidente dell’associazione antimafia Asscomm parla di vero e proprio racket. “La maggior parte di queste persone non sono profughi ma clandestini“. Nessuno di loro e’ stato infatti identificato. “Porta Venezia diventa così lo snodo dove si vendono i permessi e i passaggi per andare oltre Alpi, quindi praticamente ci sono altri scafisti”, spiega Longo.

Attività illecite che vanno dallo spaccio di droga allo smercio di documenti falsi e schede telefoniche intestate a terzi, prostituzione traffico di organi. Ma a vederlo e a saperlo sono i cittadini, perché le istituzioni non si interessano, o fanno finta, e le forze di polizia, sono impotenti. Guardandoci attorno ci sono tanti, troppi minorenni, molti di loro con telefonini in mano, ricariche telefoniche, intenti a contattare chissà chi. Molti si accendono una sigaretta e fumano. Sono tutti seduti sugli scalini dei ristoranti, dei bar, delle sartorie, dei phone-center o dei negozi di alimentari, che diventano veri e propri covi. Ci sono anche mamme, giovani donne e anziane. Tutti in coda, tutti in attesa di avere quei maledetti documenti con cui andare oltre Alpi. Quelli che apparentemente sembrano phone center infatti, diventano luoghi di produzione per documenti e permessi falsi. Sonia Bedeschi (Il Giornale)

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