Mazzini aveva un sogno, un’Europa dei popoli…dopo quasi due secoli i popoli hanno il volto solo dei soldi

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Milano 13 Luglio – Non voglio parlare di Storia e neppure di economia. Vorrei parlare di cuore, per ricordare l’intuizione di un grande Italiano che amava la libertà, l’uomo, la Patria e ipotizzava una Giovine Europa in un’epoca nuova, un’epoca “destinata a emancipare l’uomo, l’individuo, conquistandogli i dogmi della libertà, della eguaglianza, della fratellanza; un’epoca destinata a costituire l’umanità (….), non solo nelle sue applicazioni individuali, ma tra popolo e popolo…un’epoca  destinata a organizzare l’Europa di popoli liberi, indipendenti quanto alla missione interna, associati tra loro a un intento comune, sotto la divisa : libertà, eguaglianza, umanità”.

Umanità come concetto universale a cui anche il concetto di nazione deve essere subordinato in una visione di federazione tra popoli europei che sappia allentare e rimuovere tensioni e conflitti, nel segno della fratellanza e della pace, sostenendo lo sviluppo dei popoli più poveri.

Umanità per dare unità e spinta edificante, perché l’isolamento è emarginazione e fallimento, perché, pur mantenendo la propria identità, si cerchi e si trovi un significato comune nel rispetto e nella solidarietà. E parla di una Giovine Italia come costruzione di una nazione grande, potente e libera: “…non grettezza e affarismo, ma una guida luminosa per mondo intero. Pace, libertà, prosperità. Uguaglianza totale e assoluta dei diritti fra uomini e donne. Suffragio universale. Libertà di culto, ma divieto assoluto per la Chiesa di ingerirsi negli affari di Stato. Dignità sul lavoro, divieto di lavoro per i fanciulli, istruzione obbligatoria per chiunque fino all’età di diciotto anni.”

E l’Italia deve rivestire un ruolo determinante nella realizzazione di questa Europa sognata, democratica, libera e umana.

Caro geniale, grande italiano, velleitario e romantico, caro Mazzini, oggi i popoli di questa Europa che è tale solo di nome, hanno il volto dei soldi, della finanza sovranazionale, degli egoismi esasperati, dei mestieranti della politica, della grettezza affaristica. E l’Italia è in perenne affanno, senza personalità, senza un ruolo, forse senza un futuro.

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