Bilancio partecipativo: una colossale operazione di marketing, a spese nostre

Milano

Milano 11 Luglio – Pochi giorni fa, su questo giornale, scrivevo della partenza della corsa alle primarie interne al centrosinistra. Certo non mi aspettavo sarebbe partita già anche la campagna elettorale. Anzi peggio, campagna elettorale a spese nostre. Sto per parlare del Bilancio Partecipativo lanciato in questi giorni dal Comune.

Giovedì ho assistito alla presentazione dell’iniziativa in Zona 9. Siamo alla fase 1, hanno spiegato, quella in cui gli assessori accompagnano nelle presentazioni nei 9 Consigli di Zona i rappresentanti dei soggetti esterni a cui è affidata la realizzazione di questa iniziativa. In particolare: Istituto per la Ricerca Sociale, Avventura Urbana, ARCI Milano e ACLI Milanesi.

1 milione di disponibilità per Zona, la cui destinazione dovrà essere scelta tra i progetti presentati dai cittadini. E saranno i cittadini a doverlo scegliere in maniera non molto chiara. Dovrebbe formarsi una sorta di comitato tra i protagonisti partecipanti alla “co-progettazione” i quali poi andranno a scegliere come ripartire il milione di euro.

Interessante, affascinante, accattivante, finchè non si analizza nel dettaglio andando oltre la sgargiante presentazione grafica e l’illuminato eloquio dei presentatori. Innanzitutto: cosa si potrà finanziare? Manutenzione nelle scuole, rifacimento di manto stradale, adeguamento di incroci o strade pericolose, sistemazione aree verdi, e, immancabili, piste ciclabili e orti urbani.

I tempi? Verrà inserito nel bilancio di previsione 2015 che si prevede approvato per novembre (!), poi si attenderà studi di fattibilità, progetto definitivo ed esecutivo, approvazione da parte di Giunta e Consiglio. Sicuramente quindi andrà oltre il termine del mandato della giunta Pisapia. Da ultimo i costi di realizzazione: 120.000 €.

Andando oltre la retorica della “democrazia partecipata”, è già di per sé stucchevole, se non imbarazzante, come con questo progetto la giunta di fatto esautori gli organi politici propri, i Consigli di Zona, dal decidere cosa e come realizzare. E questo l’indomani dell’approvazione del nuovo regolamento del decentramento, che prevede per la prossima consigliatura lo status di municipalità per le 9 zone di Milano. Due scelte in contraddizione: volendo far partecipare direttamente i cittadini si esclude dalle decisioni chi quei cittadini, grazie a una votazione democratica, li rappresenta da 5 anni, annullando il loro lavoro politico. Sia di maggioranza che di opposizione.

Come mai questa contraddizione? Come mai quest’ansia di contatto diretto con i cittadini? A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, diceva qualcuno. Manca meno di un anno alle elezioni, e il gradimento della giunta Pisapia è arrivato a livelli talmente bassi da far rimpiangere in molti la “perfida” giunta Moratti. Per coprire l’inconsistenza di un mandato fallimentare, la giunta Pisapia tenta l’ultimo colpo di coda per ristabilire un contatto diretto con cittadini e associazioni. Coi soldi pubblici, però.

120.000 Euro è quasi il doppio di quanto normalmente viene assegnato a un Consiglio di Zona. E sono i soldi spesi per quella che sembra più una grande operazione di marketing che di politica. Alla presentazione in Zona 9 si sono presentate più associazioni che cittadini singoli, alcuni hanno lasciato incautamente trapelare precedenti contatti e incontri già avvenuti con politici locali sui loro singoli progetti. Ci sono stati anche, però, un buon numero di interventi di cittadini che chiedevano una cosa molto semplice ma trascurata: più sicurezza.

Se per i primi non sono mancate lunghe, dettagliate e accorate spiegazioni sul costruire insieme la “Milano del futuro”, per i secondi si è demandato tutto alla presentazione di un progetto, come se anche il contrasto alla criminalità sia questione di progetti opzionabili e non una costante priorità di un’istituzione.

Un grande esperimento, come al solito sulla pelle dei cittadini, e coi soldi loro. Esautorati gli organi politici, si vuole far passare la scelta di rifare il tetto della scuola dei propri figli, o la copertura delle buche sulle strade non come un dovere ordinario di un’amministrazione comunale, ma come una scelta “libera” dei cittadini, attraverso metodi e sistemi poco chiari e facilmente pilotabili dall’alto.

Le esigenze sono molte, e con questo sistema le associazioni più organizzate e avvezze potranno avere la meglio su chi invece vuole sinceramente lavorare per il proprio quartiere. L’esclusione della politica di Zona e l’abdicazione della democrazia istituzionale a logiche di puro marketing, segna il fallimento di un progetto politico sostenuto da chi la democrazia la porta orgoglioso nel nome del proprio partito.

Gabriele Legramandi

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