Penati: per le tangenti del “sistema Sesto” chiesti 4 anni. Il pm “Fu vorace”

Lombardia

Milano 8 Luglio – «Condanna a 4 anni per Filippo Penati, senza attenuanti». Nessuno sconto da parte del pm Franca Macchia all’ex presidente della provincia di Milano per i Ds, imputato a Monza per corruzione e finanziamento illecito. Secondo Macchia, Penati avrebbe dimostrato «voracità» esercitando un controllo diretto sulle due società pubbliche che può essere riassunto in una «occupazione manu militari». Si è conclusa nel pomeriggio di martedì 7 luglio la requisitoria, al termine del processo che vede sotto accusa Penati in relazione alla «gestione di fatto» della società Milano Serravalle, acquisita dall’ente pubblico nel 2005. Il pm non ha ritenuto di concedere le attenuanti «in considerazione dell’importanza del ruolo svolto da Penati». Oltre ai 4 anni chiesti per l’ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani, il pm ha chiesto l’assoluzione per l’ex capo di gabinetto del comune di Sesto Giordano Vimercati, 2 anni e un anno e mezzo rispettivamente per gli imprenditori Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini, 2 anni per l’ex segretario della provincia milanese Antonino Princiotta, rispettivamente 2 anni e mezzo e un anno e 8 mesi per i manager del gruppo Gavio Norberto Moser e Bruno Binasco, 2 anni e mezzo per l’architetto Renato Sarno, un anno e mezzo e un anno e 4 mesi per Massimo Di Marco e Gian Lorenzo De Vincenzi, imputati in qualità di dirigenti della Milano Serravalle.

Sistema Sesto

Ci sono volute circa 7 ore al pm (che ha resistito al caldo soffocante in aula), per ricostruire la maxi inchiesta nata a Milano nell’ambito dell’inchiesta sulle bonifiche dell’area Santa Giulia, e poi trasferita alla procura di Monza. Il primo faro era stato acceso su alcuni contratti «anomali» sottoscritti dalle società di Piero Di Caterina, imprenditore di Sesto San Giovanni. Dalle perquisizioni effettuate nei suoi uffici, gli inquirenti scoprirono la ormai famosa e-mail che Di Caterina aveva inviato a Penati e a Bruno Binasco, manager del gruppo autostradale piemontese Gavio, nella quale si lamentava apertamente «dei prestiti milionari fatti a Penati», che era stato sindaco a Sesto, e alla «politica in generale», e del mancato ritorno del denaro. Da quello spunto è nata l’indagine nota come «Sistema Sesto», un «sistema di relazioni dale quali dovevano nascere situazioni favorevoli», come lo definì lo stesso Di Caterina.

I filoni

Vari i filoni aperti, le pratiche urbanistiche frutto di corruzione per le quali sono stati condannati l’ex assessore Pasqualino Di Leva e la ex funzionaria comunale Nicoletta Sostaro (già condannati), le presunte maxitangenti per il recupero delle aree ex Falck e Marelli (accusa questa per la quale è intervenuta la prescrizione), il preliminare d’acquisto di un immobile a Sesto che secondo il pm celava un «patto corruttivo» tra Penati e Binasco per ripagare Di Caterina, la presunta corruzione attorno al sistema dei trasporti, e la gestione della Milano Serravalle. In relazione a quest’ultimo aspetto, il pm ha individuato nel presidente della provincia Penati la figura «dell’amministratore di fatto», e nell’architetto Renato Sarno quella della longa manus del primo all’interno della società, dove sarebbero stati piazzati uomini di fiducia di Penati nei ruoli strategici. Una condotta che avrebbe portato al «mercimonio della funzione pubblica», e «all’occupazione manu militari della società». Tra le contestazioni, anche il presunto finanziamento illecito tramite la associazione culturale Fare Metropoli: «Solo uno schermo per dirottare fondi, Penati ha dato vita ad un meccanismo sofisticato, continuo e capillare di finanziamenti illeciti», ha detto il pm.

Penati: «Stupito e amareggiato»

«Sono stupito e amareggiato, perché la richiesta della procura è preconfezionata oltre che esagerata; non tiene conto della verità emersa nel processo in cui gli stessi miei accusatori, dopo essersi più volte contraddetti, hanno ritrattato credo in una giustizia che esula dalle tesi precostituite o dalle convinzioni personali. Nel mio caso, dopo più di 5 anni di indagini e dopo il dibattimento, non è emersa alcuna prova a mio carico; non mi sarei aspettato tanta ostinazione», ha fatto sapere Penati in una nota diffusa immediatamente dopo le richieste del pm. (Corriere)

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