(Dis)Unione Europea

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Milano 7 Luglio – In questi ultimi giorni, e in quelli a venire, si è parlato e si parlerà del famoso referendum della Grecia; un referendum giusto, che da voce ad un popolo di decidere del suo futuro e della suo diritto alla dignità che questo modello di Europa unita nega a favore di un’unione germanico centrica.

Nel resto dell’Europa però, i malumori nei confronti della nuova capitale europea, Berlino, non sono diversi rispetto ad Atene. Seppur nel più assordante silenzio dei media italiani, tenuti sotto il controllo del burattino fiorentino mai eletto dal popolo italiano, Kim Renzi Un, in Finlandia ed in Austria ci si sta organizzando ad abbandonare l’Unione Europea.

La Finlandia preferisce prepararsi a lasciare l’euro piuttosto che pagare i debiti degli altri paesi della zona euro, ha detto il ministro delle Finanze Jutta Urpilainen.

“La Finlandia si impegna a essere un membro della zona euro e crediamo che l’euro sia un beneficio per la Finlandia. Tuttavia, la Finlandia, non aderisce all’euro a qualsiasi costo e siamo pronti a tutti gli scenari, anche all’abbandono della moneta unica europea “, ha dichiarato il capo del dicastero economico di Helsinki.

“La responsabilità collettiva per i debiti e i rischi degli altri paesi non è quello che ci serve” ha aggiunto Urpilainem che ha anche  ammesso in un’intervista al quotidiano finlandese Helsingin Sanomat, che la Finlandia è uno degli ultimi paesi dell’area euro che beneficiano di una tripla A di rating del credito. “Siamo costruttivi e vogliamo risolvere la crisi, ma non a qualsiasi condizione” ha affermato concludendo la sua dichiarazione il ministro.

Helsinki ha espresso la sua riluttanza verso il meccanismo europeo di stabilità (ESM) di acquistare titoli sul mercato come parte dell’accordo raggiunto a metà maggio al vertice di Bruxelles, dove sono stati annunciati forte misure volte a sostenere i paesi che attualmente innervosiscono gli investitori (Spagna e Italia).

Scendendo più a sud, in Austria, settimana scorsa si è abbattuto sul governo viennese un piccolo terremoto, sempre, ovviamente taciuto dai media italici.

Seguendo la falsa riga del referendum ellenico, il movimento “Patria e Ambiente” di Inge Rausher ha chiesto, e ottenuto, l’opportunità, di proporre una consultazione popolare per sostenere l’uscita dall’Euro: la Corte Costituzionale austriaca ha dato al movimento anti-euro sette giorni di tempo per raccogliere 100.000 firme e giovedì scorso il risultato è stato di 261.000 firme raccolte, e sarebbero aumentate se ci fosse stato ancora tempo per firmare.

Ora il parlamento austriaco sarà costretto a discutere in merito all’uscita dal sistema della moneta unica ma quasi sicuramente la proposta verrà respinta ma nel frattempo lo scenario di un referendum si fa sempre più reale e qual’ora la maggioranza votasse a favore dell’uscita dall’Euro, il governo austriaco dovrebbe accettarne il responso. Quindi potremmo dire che quello che è avvenuto in Austria è un grande successo per i movimenti anti-euro.

Ora sta all’Europa salvare se stessa: che sia un’Europa dei popoli, una nuova potenza economica, militare, autonoma, culturale e non solo una mercificazione ed una speculazione. L’Europa unita è un sogno che ancora non si è realizzato e che potrebbe mai realizzarsi se la Germania non abbandona il suo desiderio di un Quarto Reich pagandone alla fine un prezzo molto più alto del debito che le venne azzerato

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