L’accusa della minoranza: con Renzi un PD senza identità

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Milano 29 Giugno – Rilanciare il Partito Democratico partendo dai territori, e senza avere paura della parola «Sinistra». Ma soprattutto un attacco diretto, frontale a Matteo Renzi. Sono i temi dell’assemblea «L’Italia che vogliamo, il Pd che vogliamo», che ieri mattina a Roma ha riunito la minoranza del Pd, guidata dall’ex capogruppo alla Camera Roberto Speranza. Il quale al segretario-premier ha mandato una serie di «avvertimenti»: «Non abbia paura della sinistra, oggi Matteo sbaglia, se continua a parlare male della sinistra sega l’albero su cui si è seduto». »È illusorio affidare tutto alla leadership – prosegue – da sola non basta, serve un grande soggetto collettivo, non serve il megafono di palazzo Chigi, ma una comunità di donne e uomni in cui ci si confronta e si dialoga. Noi siamo qui, siamo pronti ad una discussione vera, confrontiamoci». Speranza ha poi spiegato: «Il Pd che vogliamo ricostruisce il centrosinistra, quello che il Pd ha raso al suolo in questo ultimo periodo». E guardando ai prossimi appuntamenti elettorali ha aggiunto: «L’anno prossimo si vota in tante città importanti, pensiamo di vincere a petto in fuori noi soli contro tutti? Serve il Pd del dialogo, dell’ascolto, basta con i toni ultimativi». Poi, un ultimo affondo al premier: «Non vorrei che a furia di evocare i gufi noi diventiamo tutti struzzi che non vedono le cose che vanno cambiate». «Da oggi vogliamo lanciare un messaggio forte e chiaro: noi crediamo nell’Italia, nel nostro Paese, e nel Pd», ha aggiunto ancora Speranza. In prima fila ad ascoltare le parole di quello che in molti in quell’area del partito definiscono «l’anti-Renzi» ci sono i colleghi Bersani, Cuperlo, Epifani, Visco, Stumpo, D’Attorre, Zoggia, Errani. Il luogo scelto per «rilanciare» il Pd è il Centro Congressi Eventi, a due passi da piazza di Spagna, luogo deciso non a caso, come spiega lo stesso Speranza: «Qui il 29 gennaio i grandi elettori del Pd hanno scelto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella», e secondo l’ex capogruppo dei Dem «l’ultimo episodio che ha visto il partito veramente unito». Dopo l’elezione del capo dello Stato sono iniziati i problemi nel Pd, e Speranza ne individua tre in particolare: «Il Jobs Act, la riforma della scuola e l’Italicum», provvedimenti che per la cosiddetta area riformista del partito vanno cambiati. «Noi non siamo contro le riforma, anzi, pensiamo se ne debbano fare anche di più – dice ancora Speranza – però alcuni provvedimenti vanno cambiati, a partire dalla riforma della legge elettorale: l’Italicum se non si cambia produrrà dei veri e propri disastri, quella legge è stato un errore gravissimo». Durissimo l’attacco a Renzi di Alfredo Reichlin: «Il Paese ha ancora bisogno di una forza larga di popolo di centrosinistra: dove va Renzi con una forza indistinta? È un ignorante, dove va con il patto del Nazareno. Non può asfaltare i valori del centrosinistra e se lo fa è uno stupido perché il risultato che ottiene è che la gente non va più a votare». Infine Gianni Cuperlo: «Acceleriamo i tempi, mettiamo insieme le nostre energie nei gruppi parlamentari e in autunno organizziamo una grande assemblea dove migliaia di persone possano riconoscersi, non in una corrente, ma in un disegno politico. C’è un partito da rifondare e un centrosinistra da ricostruire». Gianni Di Capua (Il Tempo).

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