Renzi in crisi d’identità: da Renzi 2 a Renzi 1. A quando Renzi 0?

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Milano 18 Giugno – Esauriti nemici e gufi a cui attribuire gli insuccessi, Matteo Renzi ne ha trovato uno nuovo perfetto per l’occasione: Renzi2. È il se stesso di adesso che va rottamato per tornare al se stesso di prima, quello vero, il Renzi1, il Renzi scattante che vinceva, spianava gli avversari esterni e interni («Devo tornare a infischiarmene dei D’Attorre e dei Fassina e riprendere in mano il partito») e twittava alle sei di mattina, mentre il Renzi2 si è fatto logorare dal potere e inizia a perdere.

Renzi1 e Renzi2 o magari Renzi3, per portarsi avanti, in un vortice di specchi che riflettono i molteplici ego del premier fiorentino. La diagnosi di Twitter, dove «Renzi1» schizza subito tra tormentoni di giornata, è netta: disturbo bipolare. Un leader in crisi di identità, dopo un anno vissuto di corsa, tra mille annunci, la febbre da 40 per cento delle europee, e le sberle impreviste arrivate con le amministrative.

Nel colloquio con la Stampa il segretario Pd parla in terza persona («Se torna Renzi1 fossi in Marino non starei tranquillo»), come faceva Maradona, e capito che stavolta sul tavolo degli imputati c’è proprio lui, prende le distanze da se stesso e si fa l’opposizione da solo, sdoppiandosi in un Matteo immaginario. Dice di aver capito, dopo le ultime batoste, che «le primarie sono in crisi», e che «dipendesse da me» (ma quale me?), la loro stagione «sarebbe finita». Si torna dunque al primo Renzi? No perché lui, il Renzi1, era il grande campione delle primarie, quello che twittava «se il candidato del Pd perde non vanno cambiate le primarie, va cambiato il candidato #primariesempre», quello che ammoniva il partito di Bersani: «I candidati del Pd li scelgono i cittadini con le primarie, non soggetti esterni». Se però il soggetto esterno è lui, sembra che al Renzi2 vada bene archiviare le primarie tanto amate dal Renzi1. Ma non voleva tornare alla prima versione di se stesso? Che poi era quella del patto del Nazareno con Berlusconi, quando spiegava la «profonda sintonia tra le proposte di riforma del Pd e quelle di Forza italia», di cui Renzi2 dice peste e corna («Venti anni di centrodestra hanno lasciato macerie»). Il capogruppo berlusconiano Brunetta non aspettava altro: «Governa solo grazie a primarie e senza essere stato votato. Ora che le primarie si dimostrano bufala vuole abolirle. Democratico Matteo Renzi!».

Mentre i soliti buontemponi di Twitter si domandano quando arrivi il «Renzi-zero», si scatenano i fake dei suoi oppositori di partito, come Gianni Kuperlo, parodia del bersaniano sconfitto alle primarie da Renzi1. Scrive il falso Cuperlo: «Ha ragione Renzi: basta con le #primarie. Sono inquinate. Torniamo alle sane abitudini: le tessere false. #renzi1». «#Renzi è alla frutta – scrive in un tweet il parlamentare M5S Riccardo Fraccaro – ora vuole rottamare Renzi2 e riciclare Renzi1: dal Pd al Psi. Ormai si prende a schiaffi da solo!». Difficile capire quale sia, se il numero 1 o il numero 2, il Renzi che si rimprovera di non aver messo abbastanza persone di fiducia nel partito, di non aver fatto il leader che piazza i fedelissimi nei posti chiave. Domanda perplesso un utente Twitter: «Ma il Renzi che piazza tutti i finanziatori della Leopolda nelle aziende pubbliche è Renzi1 o Renzi2? Non capisco». Confusione legittima. Tra i multipli Renzi nasce un sospetto per Riccardo Puglisi, responsabile economia di Italia unica, il partito di Passera: «Forse siamo arrivati al momento in cui tutti improvvisamente capiscono che Renzi è un bluff».

Qualcosa si è inceppato nella corsa da centometrista di Renzi, ma riportare indietro il tempo è complicato. Anche perché le versioni di Renzi sono più di due. Prometteva, da sindaco candidato a guidare il Pd, che le pensioni d’oro vanno tagliate, poi da premier che «non si può suscitare il panico tra i pensionati», per poi, dopo la sentenza della Consulta, non rimborsarli, salvo poi chiamare «bonus» il mancato rimborso. E gli esempi si sprecano. Renzi1, Renzi2, infiniti Renzi.

Paolo Bracalini (Il Giornale)

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