Il fallimento dell’accoglienza è uno schiaffo all’anima di Milano

Milano

Milano 16 Giugno – In questi giorni ho sofferto. E soffro ancora, a vedere cosa sta succedendo nella mia città. L’emergenza profughi ha fatto da contorno ad altri episodi di rara violenza. Ma ancora di più ho sofferto nel vedere i luoghi di questi giorni di emergenza trasformarsi in passerelle di autorità o in tribune politiche, o teatri di cori e altre pagliacciate di tal sorta.

Ieri il ministro Alfano affermava esultante l’aggiunta di 300 posti per l’accoglienza dei profughi già arrivati a Milano. Pisapia invece sosteneva che Milano non può più accogliere profughi, se li prendano gli altri Comuni e tutte le altre Regioni. Lo stesso che, dopo un’affermazione sulla stessa linea del governatore della Lombardia, Roberto Maroni, gli intimava una lettura più approfondita del Vangelo. Renzi intanto ha proclamato: “Se l’Europa non ci aiuta, faremo da soli”. Inquietante visti i risultati finora (non) ottenuti. Intanto la notte di domenica sera sono stati 1.300 ipisapia migranti ad aver passato la notte a Milano.

Tutte le autorità che si sono recate sul posto hanno mostrato non poco nervosismo, come il sindaco, Giuliano Pisapia, che a una domanda di una giornalista di Sky Tg24 sull’accoglienza ai migranti ha brutalmente risposto: “Li ospitate voi a Sky?”. Lo stesso sindaco che alternativamente chiede maggiori risorse dal governo per l’emergenza profughi, meno profughi a Milano, e infine si vanta dello spirito di accoglienza dei milanesi.

Soffro da milanese, perché chi respira da quando è nato l’anima di Milano, la città che si è rialzata nel dopoguerra col lavoro e la fatica, e ha dato il via al boom economico, accogliendo senza problemi gli emigrati dal sud, non può osservare questa situazione con un stretta allo stomaco. Migranti, profughi, clandestini, la qualifica non è importante quando decine di migliaia di persone passano la notte sul marmo freddo della stazione o sull’erba umida di un’aiuola.

E fa male vedere che si è dovuti arrivare al collasso, quando nel mezzanino della Centrale non c’era più spazio neanche per stare in piedi. Fa male perché questa non è la Milano che conosco. Fa rabbia invece vedere chi questa situazione ha lasciato che arrivasse a questa condizione gloriarsi di provvidi interventi emergenziali o innervosirsi alle domande fin troppo trattenute dei giornalisti.

A completare il quadro, l’offensivo paragone dell’accoglienza agli emigrati del sud negli anni ’60 a quello attuale, migranti sitovantato dal sindaco sul suo profilo Facebook, e ripreso dalla stampa. Allora le amministrazioni comunali tirarono su interi quartieri in pochi anni per dare una casa a tutti, milanesi e non, perché a tutti fosse garantita la dignità di un tetto sotto il quale ritirarsi con la propria famiglia dopo una giornata di lavoro.

Ora invece si è fatto finta di non vedere l’aumentare dell’afflusso di persone, è stata deliberatamente ignorata l’impossibilità di assicurare a tutti un’accoglienza dignitosa, e dopo il moto di generosità dei milanesi si è pure avuto il coraggio di vantersene. Il tutto accompagnato dal neo-pietismo istituzionale, che si rattrista per le condizioni dei profughi da loro stessi messe in atto. Patetico. Vergognoso.

Mi ha dato fastidio però anche chi ha manifestato “contro gli immigrati”. Ho preferito sempre il manifestare “per” al manifestare “contro”, e il manifestare contro delle persone è il fondo del non-senso politico. I profughi sono vittime, della guerra, di chi l’ha provocata, di chi gli ha dato una speranza nella folle fuga attraverso il mediterraneo, di chi gli ha recuperati lasciandoli poi abbandonati a se stessi, salvo poi commuoversi al vederli ammassati in tuguri di fortuna.

Questa non è la mia Milano. L’incompetenza dell’amministrazione, i giochi di potere della politica nazionale, l’ottusità dell’Europa, hanno distrutto quell’accoglienza vera e profonda che i milanesi hanno sempre offerto a tutti, quello spirito di carità che ha reso davvero grande Milano. Questo non lo potrò perdonare, a nessuno dei protagonisti di questa triste storia.

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