L’America vuole favorire una crescita inclusiva ed equilibrata dell’Europa

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Milano 6 Giugno – Favorire politiche economiche per una «crescita forte, inclusiva ed equilibrata, che crei lavoro»; tenere unito il fronte occidentale sull’Ucraina ed estendere le sanzioni alla Russia, che non sta applicando l’accordo di Minsk; sostenere la mediazione dell’Onu per costruire un governo di unità nazionale in Libia, che contrasti l’Isis e freni anche l’emergenza dei migranti. Dal punto di vista dell’Europa e dell’Italia, questi sono i temi più importanti nell’agenda con cui il presidente americano Obama verrà domenica al G7 in Germania. Li hanno anticipati ieri il vice consigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes, la consigliera della Casa Bianca per gli affari economici internazionali Caroline Atkinson, e il direttore degli Affari Europei Charles Kupchan, durante una conference call on the record con i giornalisti.

La crisi greca non è stata toccata direttamente, ma Washington ha già sollecitato in varie occasioni gli alleati europei ad evitare l’uscita di Atene dall’euro, con tutte le ripercussioni che ciò avrebbe sull’economia globale. Quindi la Atkinson ha chiarito la posizione ferma della Casa Bianca: «Gli Stati Uniti sono in una fase di ripresa, ma ci sono ancora sfide da affrontare, che sono più significative per alcuni dei nostri alleati. Spingeremo i governi del G7 a favorire politiche che sostengano una crescita forte ed inclusiva, che crei lavoro e sia equilibrata». Dunque no al fallimento della Grecia e l’uscita dall’euro; sì alle iniziative che mettano fine all’austerità e favoriscano la ripresa. A questo si aggiunge una forte spinta per la conclusione degli accordi per gli scambi commerciali TTIP, con l’Europa, e TPP, con l’area del Pacifico.

La crisi ucraina

Sulla crisi ucraina, Kupchan ha notato che lo stesso Consiglio Europeo aveva concordato di «legare le sanzioni contro la Russia alla piena applicazione dell’accordo di Minsk. Siccome siamo molto lontani da questo, contiamo sul fatto che gli alleati a fine mese decideranno di estenderle». Nelle ultime 48 ore, infatti, i combattimenti hanno subito un’accelerazione, con armi che in base alle intese dovevano già essere state ritirate dal fronte. L’unità del gruppo occidentale è fondamentale per trovare una soluzione alla crisi, e nonostante Washington sia favorevole a tenere aperte le linee di comunicazione, come ha dimostrato col recente viaggio del segretario di Stato Kerry a Mosca, è necessario che gli europei restino sulle posizioni ferme condivise finora.

Sulla Libia, Rhodes ha riconosciuto che «gli europei la vedono come un problema di sicurezza loro, per la vicinanza geografica, la questione dei rifugiati e la minaccia comune posta dal terrorismo. Noi continuiamo a sostenere la mediazione dell’Onu per arrivare ad un accordo politico che consenta la creazione di un governo di unità nazionale, e la costruzione delle capacità del paese». Quindi ancora prudenza sull’eventuale intervento europeo per frenare il traffico di esseri umani, che non potrà essere davvero risolto fino a quando in Libia non tornerà una parvenza di stabilità.

I bilaterali in agenda

Per Obama, che avrà bilaterali con la cancelliera Merkel e il premier britannico Cameron, saranno molto importanti anche le discussioni sul terrorismo e l’Iraq, col premier Abadi, quella sul negoziato nucleare con l’Iran, l’ambiente in vista del vertice Onu di Parigi a dicembre, e lo sviluppo sostenibile di cui si parlerà al Palazzo di Vetro in settembre.

Paolo Mastrolilli (La Stampa)