La tua voce: Il bel film dell’Expo non si vede in periferia

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Milano 2 Giugno – Caro Direttore, mi racconti: com’è l’Expo?  E’ una festa, un luogo dai mille colori, l’occasione per mangiare bene? Perché la televisione racconta un film di luci, di incontri, di bellezza, quasi una favola, ma qui, in periferia non arrivano né colori, né suoni e tantomeno c’è quella volontà di fare diventare il cibo un diritto per tutti. Qui ci sono le solite buche nelle strade, la solita paura ad uscire, il consolidato modo di vivere con poche cose essenziali per la sopravvivenza, quando si può. Lo sfoggio elegante di una Milano da guardare resta il Centro che, mai come in questa occasione, è e diventa un’altra Milano, quella per il lusso, per il guadagno. Lo so, bisogna approfittare dell’evento, mettere in marcia l’economia e la periferia non può offrire niente di attraente così com’è dimenticata e abbandonata. Ma se il tema dell’Expo è ribadire il principio che tutti hanno il diritto sacrosanto di mangiare e se l’esposizione rappresenta l’occasione per parlarne e decidere come realizzare la giustizia sociale, perché non guardare alle situazioni più vicine, dove l’indigenza ha il sapore della rinuncia e delle privazioni? Mi sembra questo Expo una fiera di belle parole, forse con qualche intenzione buona, ma con zero sensibilità. Avevo fino a due mesi fa un sussidio del Comune che poi ha dimezzato e poi definitivamente sospeso. Vado in Parrocchia a prendere la pasta, a volte anche i biscotti, la vicina di casa mi regala l’olio e il pizzaiolo a volte una fettina di carne perché conosco la mamma dei proprietari. Al mercato compro sei banane che mi piacciono tanto e poi pago l’affitto della casa popolare perché sono una che paga i debiti. Mi piacerebbe vedere l’Expo, giusto per capire, niente di più. Ho fatto scrivere la lettera a mia nipote, ma rappresenta quello che voglio dire.

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Maddalena