LE DUE GIORNATE DI MILANO

Economia e Politica Milano

Milano 10 Maggio – Gli avvenimenti accaduti giovedì 30 aprile ed il I Maggio a Milano, mettono in risalto il clima di odio e di violenza in cui i gruppi appartenenti alla sinistra stanno tentando di trascinare ed intrappolare la cittadinanza onesta, lavoratrice e patriottica ed esalta l’astio viscerale che costoro nutrono verso la bandiera e quel nobile senso di appartenenza all’Italia.

Giovedì, durante la manifestazione No Expo, tutti abbiamo potuto osservare l’accanimento di sedicenti difensori della democrazia e della libertà nei confronti della bandiera italiana che un libero professionista, oltreché libero cittadino, ha esposto sul balcone del suo ufficio al passaggio dei manifestanti: uova marce, sassi, ingiurie, rivolte all’indirizzo  di chi esponeva quella bandiera, anzi la nostra bandiera, e contro il vessillo stesso.

Il Tricolore è stato vilipeso da coloro che, nella realtà, lo hanno da sempre odiato, da coloro che vorrebbero vederlo bianco, in senso di resa alla loro arroganza; rosso, come l’ideologia che da sempre li anima, verde come il colore dei vessilli di coloro che li finanziano.

Non si può, non si deve, in nome della libertà di manifestazione, dileggiare il simbolo della Patria, dell’Italia, e non si può e non si deve assolutamente scendere a patti, di qualsiasi genere, con quelle forze politiche che questi vili atti giustificano e sostengono, seppur in modo latente.milano a ferro e fuoco

Il giorno successivo, il I Maggio, sempre in nome della libertà, gli stessi elementi che durante la giornata precedente hanno offeso l’Italia tutta, hanno voluto concedere una replica ancor più violenta, mettendo a ferro e a fuoco il cuore di Milano.

Auto date alle fiamme, vetrine di banche e negozi distrutte, undici agenti di polizia feriti oltre ad una signora che transitava nell’area degli scontri, sorti all’improvviso, colpita ad una caviglia da un sampietrino.

Eccoli cari lettori, ecco coloro che sostengono i deboli, gli operai, i lavoratori, i precari, i cittadini, come hanno difeso i diritti del negoziante che si sveglia presto al mattino per portare il pane ai suoi figli; ecco come hanno agito nei confronti dei lavoratori e dei cittadini che hanno commesso l’errore di parcheggiare la propria automobile sotto casa.

Coloro che hanno offeso Milano ed i milanesi, nella realtà, non hanno difeso i deboli: li hanno, semmai resi ancor più deboli, li hanno, con molta probabilità, ulteriormente indebitati, hanno rubato il pane dalla bocca dei loro figli, senza pietà, evidenziando la loro mancanza di senso civico.

Eccoli i manifestanti, i difensori di quella libertà (veramente è un dittatura rossa) e di quella “democrazia” che non accetta idee diverse dalla loro, intolleranti, terroristi, nemici dell’Italia, dei suoi onesti cittadini, della Repubblica.

Essi vogliono sottomettere allo stesso regime la pace e la guerra, o piuttosto vogliono soltanto la resurrezione della tirannia e la morte della patria. Se invocano l’esecuzione black blocletterale delle massime costituzionali, è solo per violarle impunemente; sono vili assassini che, allo scopo di sgozzare senza pericolo la repubblica, si sforzano di legarle le mani con massime di ordine generale, dalle quali poi sanno ben svincolarsi essi stessi.

Ma, in buona parte, la colpa di tutto ciò è anche individuabile nel governo. Come disse Maximilien Robespierre, un buon esecutivo dovrebbe fondarsi sulla più santa di tutte le leggi: la salute del popolo. Un buon governo, degno di tale nome,  ha le sue regole tutte fondate sulla giustizia e sull’ordine pubblico. Esso non ha niente in comune con l’anarchia né coi disordini; al contrario il suo scopo è di reprimerli per instaurare e per rafforzare il regno delle leggi. Non le passioni particolari devono dirigerlo, ma l’interesse pubblico. Esso deve essere rigoroso senza compromettere la libertà pubblica. La misura della sua forza deve essere l’audacia e la perfidia dei criminali; più terrore suscita ai malvagi, più deve essere favorevole ai buoni; più le circostanze gli impongono certi atti di rigore, più deve astenersi da misure che restringano inutilmente la libertà e che feriscano gli interessi privati senza alcun vantaggio pubblico. Esso deve navigare in mezzo a due scogli, la debolezza e la temerità, il moderatismo e l’eccesso: il moderatismo che sta alla moderazione come l’impotenza sta alla castità; l’eccesso che assomiglia all’energia come l’idropisia alla salute.