MA DOVE HA INIZIO E DOVE FINISCE LA VIOLENZA?

Milano Società

Milano 5 Maggio – Lo stupore della luna, quella sera e il dolore della città ferita, nel silenzio di una fragilità nuova, nella consapevolezza del già accaduto. Come fosse normale, come fosse logico, come fosse prevedibile. Senza voce la devastazione, dopo, solo macerie, orme della violenza, sapore di irrazionalità. Milano, teatro di una tragedia con le strade, i muri violentati, le coscienze stuprate, la ragione uccisa. E i fantasmi neri a brandire le loro spade di fuoco, a cavalcare la distruzione, ad annientare i simboli del lavoro e dell’operosità.

Mi sono chiesta se quella sera, dopo, ha prevalso la rabbia sulla paura, l’indignazione sull’impotenza.  E se gridare vergogna, se reagire a tanto scempio può bastare, se l’inerzia e, a volte, l’implicita connivenza dell’amministrazione può giustificare, se ancora, come stella a cinque punti-2quarant’anni fa il piombo può ricominciare a gridare le sue ragioni impossibili, se l’attualità può  ripetere  l’esaltazione virulenta delle brigate rosse.

Lo slogan è lo stesso “Contro il capitalismo. Contro la società borghese. Contro tutto ciò che produce ricchezza e lavoro” Ma non voglio analizzare le assonanze di storia e di genesi, voglio parlare di sentimenti. E la guerriglia del primo a maggio ha sputato la stessa paura, la stessa insicurezza, quasi la premonizione di un incubo.  Si può, anzi, si deve reagire, ma nel ricordo dell’acre sapore di sangue di un tempo, personalmente mi sono chiesta “dove ha inizio e dove finisce la violenza”?

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