VITTORIA CURDA E REAZIONI DELLA TURCHIA

Politica

Milano 7 Febbraio – La vittoria curda a  Kobané  contro i terroristi dell’Isis ha provocato un movimento di giubilo nel sud-est della Turchia, al confine con il Iraq e Siria, in gran parte popolata da curdi.

Migliaia di persone sono scese in piazza da Diyarbakir e Hakkari ad Istanbul  per celebrare la vittoria curda contro i Fratelli Musulmani. Questa vittoria, e la grande mobilitazione che ha generato, prevedibilmente, la reazione del  presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che teme di vedere nascere in Siria una zona autonoma curda.

“Non vogliamo una ripetizione della situazione come nel nord dell’Iraq. Non possiamo accettare la nascita di un’area, nord della Siria, ad amministrazione curda”, ha detto Erdogan ad un gruppo di giornalisti sull’aereo che lo riportava ad Ankara dopo un tour in Africa. “Dobbiamo mantenere la nostra posizione su questo, altrimenti sarà una Siria del nord nelle stesse condizioni delll’Iraq settentrionale. Questa entità (i curdi) è fonte di grande difficoltà per futuro”, ha concluso il presidente turco, citato dal quotidiano Hürriyet.

Recep Tayyip Erdogan ha nuovamente difeso la sua tesi davanti ai giornalisti, tesi che prevede una “no fly zone” e una “zona di sicurezza”, al confine con la Siria, ribadendo la sua feroce ostilità verso il regime del presidente al-Assad nel concedere aree ad amministrazione curda. In pratica la Turchia, ovviamente per nulla intimorita dalla creazione del Califfato, che finanzia ed arma, manifesta apertamente il timore di dellaerdogancreazione di un’area autonoma curda a ridosso del confine con la Siria, oltre al fatto che, con l’eventuale nascita di una regione sotto controllo curdo in aperto contrasto con l’Isis, metterebbe Erdogan in  una posizione secondaria rispetto al Qatar, non potendo più far transitare dalla penisola anatolica gli aspiranti terroristi provenienti dall’Europa, e quindi, non potrà facilmente aiutare, dal punto di vista logistico, l’Isis.

La sua posizione favorevole al terrorismo, la Turchia, la ha dimostrata rifiutando di partecipare alla coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i jihadisti in Iraq e Siria e ostacolando il rafforzamento della resistenza dei curdi siriani. Recep Tayyip Erdogan ha definito “terrorista” il principale partito curdo in Siria (PYD) nel condurre la lotta contro l’Isis.

All’inizio dell settimana scorsa, dopo più di quattro mesi di combattimenti, la forza del popolo curdo Protection Units (principale milizia curda) è riuscita a espellere il i terroristi dell’Isis dalla città di Kobane. Il gruppo jihadista , dopo la conquista della città siriana avvenuta a settembre, ha esteso il suo controllo ai villaggi circostanti, allargando la sua influenza su gran parte del confine turco-siriano.

In una nota rilasciata dall’YPG, si sottolinea il dovere, da parte del movimento di resistenza curdo, di continuare la lotta per liberare tutta la regione di Kobane dall’occupazione dei terroristi dei Fratelli Musulmani concludendo con la seguente dichiarazione: “Ci impegniamo a continuare questa campagna con la promessa della vittoria”. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’Isis ha definitivamente perso il controllo sull’intera città di Kobane e durante la battaglia per la liberazione della città i terroristi  hanno perso la vita 1.800 persone, di cui circa 1.000 tra i ranghi del califfato.