Se crolla il numero degli iscritti al PD ci sarà un perché

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Milano 4 Ottobre – Il calo degli iscritti al PD è una realtà che non si può nascondere. Inutili le giustificazioni del vicesegretario dei democratici Lorenzo Guerini. Secondo i primi dati del tesseramento anticipati da la Repubblica ne mancherebbero all’appello 400 mila. E  mentre aumentano gli elettori, nei 7.200 circoli la militanza va scemando. Anche la cosiddetta base sembra non avere più né stimoli, né voglia di impegnarsi. Eppure i continui direttivi rappresentativi, convocati con una frequenza esasperante, celebrano una volontà di dibattito e di finta democrazia che dovrebbero vivacizzare il popolo progressista, ma probabilmente l’autoritarismo di Renzi, il profondo dissidio tra maggioranza e minoranza nel partito e il fantasma di una scissione hanno fiaccato anche i più propositivi degli ex iscritti. La domanda è: ma oggi dove stiamo andando? Qual è la linea del partito? Obbedire a Renzi? Perché avrà anche ragione, ma a voler ben vedere sta smantellando tutti i totem in cui abbiamo creduto, sta promettendo la luna, ma chi ha ragione: Renzi o Bersani?

E Fassina  chiede chiarimenti al segretario:  “Matteo Renzi, oltre a dedicarsi a organizzare la “Leopolda” per i suoi fedelissimi, dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di organizzare un’Assemblea nazionale dei coordinatori dei circoli del Pd. Temo che il partito stia scivolando, lentamente e surrettiziamente, verso una forma più vicina a quella di un comitato elettorale.” Un comitato elettorale sempre più Renziano, composto dai fedelissimi che sta premiando con incarichi più o meno visibili in questa fase di governo. E aggiunge all’agenzia Agi “Bisogna convocare subito una assemblea nazionale dei coordinatori di circolo e mettere in cantiere una assemblea di partito per mettere mano alla struttura e all’organizzazione… Basta girare un po’ per i circoli, come faccio io ogni giorno, per rendersi conto dello stato di semi abbandono in cui versano tante realtà”.

E Pier Luigi Bersani osserva con preoccupazione ad Adnkronos: “Un partito fatto solo di elettori e non più di iscritti, non è più un partito. Ovviamente – se diventasse solo un partito di elettori diventerebbe un’altra cosa… Uno spazio politico e non un soggetto politico.”

Il problema esiste. Il disorientamento del popolo PD è tangibile. L’assenso alla linea di Renzi dopo l’ennesimo congresso sembra sempre più una farsa.

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