In Regione Lombardia l’acceso scontro tra maggioranza e opposizione sulla fecondazione eterologa, mette in evidenza il grave vuoto legislativo a livello nazionale

Lombardia

Milano 24 Settembre – Giornata calda ieri al Consiglio Regionale Lombardo: all’entrata un sit-in del PD protestava contro la decisione della Regione di non coprire le spese della fecondazione eterologa, i consiglieri grillini si sono presentati in Aula con sacchi di pattumiera riferendosi alla norma conenuta nello sblocca-Italia che permette il trasporto e lo smaltimento dei rifiuti al di fuori della Regione di provenienza, infine durante la seduta sono state discusse e bocciate due mozioni di M5S e PD sulla fecondazione eterologa.

Al di là dello show grillino, la seduta è girata intorno proprio alle due mozioni, che in sostanza chiedevano di rivedere i criteri di applicazione della sentenza della Consulta 162/2014. Abolendo il divieto di fecondazione artificiale eterologa contenuto nella legge 40, il verdetto ha aperto la strada affinchè le varie Regioni disponessero all’interno dei propri sistemi sanitari la possibilità di tale pratica. Con una vistosa eccezione per la Lombardia, che non ha riconosciuto la cura all’interno dei LEA, livelli essenziali di assistenza, e quindi ha lasciato i costi completamente a carico dei richiedenti.

Le due mozioni di ieri firmate PD e M5S chiedevano proprio che questa norma venisse rivista, in modo che i costi rimanessero di competenza del servizio sanitario. Per essere più convincenti i democratici hanno anche organizzato un sit-in proprio sotto al Pirellone, con tutti i consiglieri schierati e compatti, contestando la discriminazione in base al censo che questa norma, secondo loro, contiene. “Purtroppo la maggioranza si è arroccata sulle sue posizioni parandosi dietro alla scusa economica, ma chiaramente esplicitando una posizione preconcetta di fondo. Rimane dunque in essere questa delibera sbagliata, ingiusta e iniqua che consentirà solo ai ricchi di poter scegliere di rivolgersi a centri privati o altrove e di pagare per avere un figlio con questa tecnica” è quanto afferma la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi, PD. Proseguendo nella nota giudica, “oscurantista”, “integralista” oltre che un’”odiosa discriminazione” l’atteggiamento della maggioranza di centrodestra in Regione Lombardia.

Circa gli stessi toni usa Paola Macchi, consigliere grillina, nello stigmatizzare la bocciatura della mozione: “In Lombardia sul tema eterologa ha vinto il familismo cattolico che da un lato auspica il modello di famiglia con figli e dall’altro si oppone alla procreazione di coppie che non se lo possono permettere economicamente. Sono 5 milioni gli individui nati da oltre 20 anni con queste tecniche, persone che altrimenti non sarebbero mai nate. Prima si fa ricerca per arrivare alla fecondazione artificiale, anche eterologa, e poi la si nega con pretestuosi motivi etici, ma solo a chi non ha soldi. Questa sarebbe etica? La maggioranza tuona dai banchi che bisogna adottare i bimbi ma cosa fanno poi per aiutare le famiglie che lo vogliono fare? Ed anche qui i costi sono altissimi e i controlli inefficaci. Oggi in Lombardia e’ stata scritta un’ennesima triste pagina di sterile moralismo ”.

“Difendiamo con forza l’operato di Regione Lombardia che, attraverso la delibera, ha compiuto una chiara e indiscutibile scelta politica. Una scelta che ribadisce i nostri valori e principi per i quali siamo stati eletti” difende così il voto Stefano Carugo, consigliere NCD, che parla di rischio di deriva eugenetica da combattere ed evitare. “Ci chiediamo – ha concluso poi Carugo – perché tanto rumore si stia sollevando su questo argomento a fronte del silenzio che circonda, ad esempio, il tema dell’adozione. Un percorso duro e logorante, anche a livello economico, che coinvolge molte famiglie che in modo libero e autonomo decidono di aprire le loro case, senza sostegni e aiuti da parte dello Stato”.

Pe Forza Italia è il consigliere regionale Giulio Gallera ha dichiarare la posizione del suo partito: “Quello espresso oggi da FI non è un voto ideologico contro la fecondazione eterologa, ma abbiamo voluto appoggiare la posizione della giunta nel tutelare servizi già attivi. Poiché l’eterologa non è stata inserita nei Livelli essenziali di assistenza, qualunque sostegno economico a suo favore comporterebbe un ammanco di risorse per altre attività. La nostra, dunque, è stata una scelta di priorità e abbiamo deciso di non smantellare servizi già esistenti”. “Abbiamo grande rispetto per il desiderio di maternità – continua poi il consigliere Gallera – e siamo per l’assoluta libertà di perseguire tale desiderio con le modalità che ciascuno ritiene più opportuno, anche ricorrendo alla fecondazione eterologa. Ma tocca allo Stato, e non alla Regione, farsi carico di reperire le risorse per le famiglie più abbienti che vogliono intraprendere la strada dell’eterologa”.

Il presidio e il tanto clamore mediale che la sinistra ha messo in campo, quindi, non sono bastati per far cambiare la posizione di Regione Lombardia sulla questione. L’intera vicenda, in ogni caso, mette in luce il grave vuoto legislativo a livello nazionale, che costringe le regioni a farsi carico singolarmente di una disposizione giudiziaria. La sentenza della Corte Costituzionale, infatti, pur avendo valore legislativo, ha semplicemente abolito un divieto. Tocca alle regioni barcamenarsi tra la possibilità per tutti di utilizzare la fecondazione eterologa e il rischio eugenetico che essa contiene, peraltro riconosciuto dagli stessi giudici e dalla legge 40. Senza contare la scarsità cronica di risorse economiche.

Gabriele Legramandi

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