La politica può essere dolorosa. Ma va praticata con passione

Fabrizio c'è Milano Politica

Milano 23 Settembre – La politica è una brutta bestia certe volte. Pensate cosa è successo a me.
Ai primi di marzo vengo nominato capogruppo di Forza Italia. Mi lancio subito in una forte opposizione contro il nuovo regolamento edilizio: emendamenti, audizioni, articoli sui giornali, 138 interventi, roba da perdere la voce. Poi montiamo un gran casino sull’isola Castello Sforzesco e sulle tasse infinite di Pisapia. Blocchiamo un regolamento sovietico sulle feste di Via e quello cervellotico sulla movida. Inchiodiamo per 3 mesi la maggioranza sul bilancio. Infine solleviamo il problema dei vigili che non rispondono al telefono e quello della tari coi vecchi dati, gli autovelox , le troppe ciclabili inutili.

In aggiunta poi tutto il quotidiano che non fa notizia: sopralluoghi in periferia, visite nei quartieri Aler, rispondere alle mail dei cittadini che scrivono anche ad Agosto. Son tutte cose che mi appassionano, le faccio volentieri perché vedo avvicinarsi il mio sogno: mandare a casa Pisapia e compagni.

I partiti però al loro interno hanno delle loro regole bizzarre. Tutto ciò non conta, ne tanto meno conta quante volte si è presente, si interviene, si scrivono documenti. Conta l’equilibrio politico, cioè quanti colleghi, attivi o dormienti, sono dalla tua parte.

E così 5 colleghi se la prendono con il Coordinatore di Forza Italia per un problema di poltrone Anci. E non potendo dimissionare quello, per dispetto e per opportunismo, decidono di sfiduciarmi e mettere uno di loro a fare il capogruppo. Ma non dovevamo far la guerra a Pisapia? No, viene prima l’asilo mariuccia delle recriminazioni e uno si becca, casualmente il fuoco amico.

Mi sento vittima di una ingiustizia, ma mi passerà. Da domani l’obiettivo è di nuovo liberare Milano da un governo di incapaci e di comunisti.

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