Ma i rom sono davvero tutti poveri?

Società

Milano 19 Settembre – Un’indagine della Guardia di Finanza di Roma ha portato alla luce una realtà che supera di molto l’immaginazione. Alcuni dei rom che vediamo per strada a chiedere l’elemosina, raccattare qualcosa nell’immondizia, a volte cercare di derubare i turisti, in realtà sono gente a dir poco benestante. Dall’indagine emerge, infatti, che solo a Roma i rom hanno conti correnti intestati per 7 milioni e mezzo di euro. Quando è stato loro chiesto conto di queste ricchezze i nomadi hanno risposto in modo a dir poco fantasioso. C’è addirittura che si è dichiarato beneficiario di un’eredità.

I Comuni italiani spendono ingenti quantitativi di denaro con l’obiettivo di permettere a questi individui una vita dignitosa. Ad esempio il Comune di Roma spende 24 milioni di euro all’anno e Milano non è lontana da quella cifra. Gli enti forniscono loro alloggi, acqua, luce e raccolta rifiuti. Inoltre, su richiesta, hanno diritto a tutte le agevolazioni per i bimbi a scuola. Il possesso di un buon reddito non dichiarato da parte dei rom rende, quindi, i Comuni vittime di vere e proprie truffe.

Ma c’è un altro aspetto ancor più grave, quello dei proventi di attività illecite, che viene evidenziato negli atti giudiziari riportati da Il Tempo: “occorre procedere alla ricognizione della capacità reddituale e patrimoniale dei preposti, posta in relazione con il valore dei beni di cui, direttamente o indirettamente, risultano disporre. I risultati degli accertamenti svolti dall’autorità di polizia giudiziaria hanno messo in luce la notevole sproporzione tra i beni nella disponibilità dei preposti e le fonti di reddito lecite, note e dichiarate. In linea generale, fatta eccezione per talune posizioni, le giacenze bancarie e postali non risultano adeguate alla modestia delle attività economiche svolte (raccolta materiali ferrosi, compravendite nei mercatini dell’usato) ai redditi e alle attività documentate dai preposti, sicchè da tale sproporzione è dato desumere apprezzabili e sufficienti indizi che i beni siano comunque frutto di attività illecite o ne costituiscono il reimpiego.”

 

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