La mancanza di lavoro demotiva anche gli studenti

Società

Milano 10 Settembre – E’ una verità drammatica quella che emerge dal rapporto “Uno sguardo sull’Istruzione 2014” dell’Ocse: gli studenti sono demotivati a causa dell’assenza di prospettive future.

A spiegare questo sorprendente risultato è intervenuto l’autore della nota sull’Italia Francesco Avvisati: “Tutto lascia pensare che l’università e la scuola non siano viste dai ragazzi e dalle loro famiglie come un aiuto per migliorare la loro posizione sul mercato del lavoro, ma come parte del problema. Il sistema d’istruzione, prosegue, in particolare la formazione professionale nelle scuole, nel post-secondario ed anche nelle università, devono essere al centro di una strategia per creare e valorizzare le competenze di cui l’economia ha bisogno.”

Questo deve far molto riflettere anche il Governo. Pochi giorni fa Renzi ha presentato una riforma della scuola imperniata sull’assunzione di 150.000 precari. Come se l’urgenza fosse continuare a vedere la scuola come un ammortizzatore sociale dove impiegare gente di cui non c’è bisogno, piuttosto che renderla uno strumento efficace per lanciare i ragazzi nel mercato del lavoro. Urgenza che non si avverte per nulla se è vero, come è vero, che con il blocco delle assunzioni la qualità dell’insegnamento è addirittura aumentata. Francesco Avvisati in merito: “Ciò dimostra che la qualità dell’istruzione non dipende dal numero di insegnanti, ma dalla loro preparazione, dal loro impegno, e da una gestione del personale che motiva i migliori insegnanti a lavorare là dove le sfide sono maggiori.

Caro Renzi da dove li prendi i soldi per queste nuove assunzioni? Aumentando ancora il carico fiscale su famiglie e imprese che si traduce poi in più disoccupazione? Se ai giovani diamo due professori in più ma dopo aver finito il percorso di studi non sanno dove andare a lavorare, a che serve?

E’ evidente che se si vuole fare una seria riforma della scuola bisogna partire dal rilancio delle scuole tecniche e delle università che debbono formare dei lavoratori preparati e competitivi con il resto del mondo e dei licei che debbono fornire quel metodi di studio necessario alla buona riuscita degli studi universitari. Questo deve fare la riforma della scuola, non clientelismo. Di quello l’Italia ne ha già fatto tanto, ed a pagarne le conseguenze sono soprattutto i giovani.

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