Retropensiero di Bersani: “Ma noi, mica siamo qui a tenergli (a Renzi) le code del frac”

Politica

Milano 8 Settembre – Il PD ribolle come una pentola a pressione: troppo potere al Segretario del partito che è anche Capo del Governo, fuori misura le sue imposizioni, irritante la sua “paciosità”, inspiegabile la sua popolarità. E, ovviamente, le reazioni non mancano: la Bindi, colta improvvisamente da un complesso d’inferiorità, se la prende con la bellezza delle varie Boschi, Moretti, Madia ecc. ecc., tutte più giovani e più belle. D’Alema bofonchia che Renzi non è il partito, spera che lo stesso partito trovi la forza di essere ancora un partito di sinistra, senza un padrone, ma collegiale, aperto alla discussione. Cuperlo non digerisce la cavalcata senza freni dell’ex avversario delle primarie. Ma il più irritato è Bersani, lo sconfitto a tutto campo, il segretario che non ne ha azzeccata una, il bonario curato di collina che sa solo sorridere. Ma che cosa pensa veramente ? Che cosa c’è nel suo colorito immaginario?

“Ma noi, mica siamo qui a tenergli le code del frac, a raccogliere fragole nel deserto, a pettinare il mare, a colorare le stelle. Mica siamo qui a fare i riccioli al niente, a masticare il cervello da mattina a sera, a lucidare le sue bacchette magiche. . E il PD mica è la stalla degli asini, lo specchio delle sue bugie, la carrozza del re, l’imbuto della sua boria, l’inginocchiatoio delle sue ambizioni, il trampolino della sua carriera, il punto esclamativo delle sue parole. E gli italiani prima o poi scopriranno che un girasole non è il sole . E allora? Che farà Lui, il pifferaio che di magico ha solo le parole, il condottiero senza verità, il giocoliere incosciente, l’incantatore di illusioni? Che cosa faranno gli Italiani? Mica possono morire di gelati”.

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