Tutte le balle di Di Maio sull’Ilva

Politica

La tesi del Ministro del Lavoro è nota: l’Ilva è stata un errore strategico del governo Gentiloni. Lo dice pure l’Anac. Quindi, questo esecutivo, pur con tutta la buona volontà potrebbe non ottenere i risultati voluti e sperati. Poveri cuccioli. A rovinare la narrazione ci pensa, tanto per animare la giornata politica, Calenda. Che, in un video su Facebook fa notare le seguenti piccole discrepanze tra realtà e Di Maio pensiero:

  1. L’Anac non ha ricevuto tutti i documenti dal nuovo Governo. Che ha deciso in autonomia di tenerne nascosti alcuni, per ragioni strategiche è lecito supporre. Solo che, così facendo, Cantone and friends non potevano rispondere con cognizione ed i loro rilievi magari non vi sarebbero nemmeno stati. E sapete chi lo dice? L’Anac stessa. Che fa notare come la documentazione sia incompleta ed il giudizio si limiti strettamente alle notizie in suo possesso.

  2. Le irregolarità riscontrate, inoltre, riguardano tutto, ma non l’offerta di Acciai Italia. In particolare: se il Governo avesse modificato PRIMA la normativa ambientale, forse, qualcuno in più avrebbe partecipato. Calenda non lo dice, ma è evidente che il rilievo sia abbastanza ridicolo: i gruppi che potevano essere interessati sono talmente pochi che, probabilmente, li hanno consultati uno ad uno. Ed i problemi erano un tantino più gravi della normativa ambientale. In ogni caso, Acciai Italia è stata creata APPOSTA per fare da sparring partner. Questo perché un concorrente di Mittal non si trovava e si rischiava una procedura di infrazione Europea. Figuriamoci se non era nell’interesse di tutti di trovare qualcun altro.

  3. Di Maio lamenta che vi fosse un’offerta di Acciai Italia più conveniente che non era stata presa in considerazione. Questo è vero, dice Calenda, peccato sia arrivata a gara chiusa e buste aperte. E che l’Avvocatura di Stato abbia detto che, per poterla accettare, di certo non bastava un’asta al rialzo, vista la complessità della gara. In sostanza, per 50 milioni di rialzo, si rischiava una causa miliardaria. Giusto? Sbagliato? Di sicuro è difficile dare la colpa a Calenda per il parere degli avvocati.

  4. In ultimo, il problema che solleva l’ex Ministro è semplice: Di Maio aveva promesso di chiudere l’ILVA per ragioni ambientali e coprire 20 mila disoccupati con il reddito di cittadinanza. Cosa che non riesce a fare, perché, come detto e ripetuto, i soldi non ci sono. Bisogna quindi che ILVA fallisca da sola. E così iniziano le pressioni sulla proprietà: se la gara è illegittima ha senso investire nello stabilimento? Io direi di no. Ovviamente, l’alternativa è nazionalizzare. Come Alitalia. Sia mai che Assia, la nuova segretaria, abbia altre oneste amiche che hanno bisogno di un posto di fiducia.

Per fortuna, questo scempio è andato in scena davanti ad un’aula vuota. Fosse stata piena, la vergogna non sarebbe risuonata altrettanto bene.

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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