La tua voce: “Caro direttore sto vivendo con disagio la mia città. E mi vogliono far sentire in colpa?”

La voce dei lettori Milano

Caro Direttore,

è da qualche anno che seguo il vostro giornale e se mi sono decisa a scrivervi è perché ormai da tempo sto vivendo la mia città con un certo disagio.

Vi  faccio un esempio: ieri pomeriggio attraversavo con il mio cane i giardini che si trovano dietro la Virgin di via Imbonati. Alcune madri velate facevano giocare dei bimbi piccolissimi, che sono fuggiti terrorizzati di fronte al mio cucciolo. Ci siamo scambiate un sorriso e sono passata avanti.

Casualmente il mio abito era lungo fino ai piedi come il loro, aveva però due spacchetti laterali che facevano intravvedere i polpacci, niente di più di una gonna sotto il ginocchio.  Poco più in là era seduto un capannello di immigrati che chattavano coi cellulari o parlavano animatamente tra loro. Ho colto uno sguardo severo al pezzettino di gamba che si intravvedeva fra le pieghe della gonna e, appena passata, ho sentito distintamente uno sputo dietro di me. Sono avvampata e ho proseguito facendo finta di niente, ma quel gesto di disprezzo mi ha colpita come uno schiaffo. Mi sono sentita come una donna che dà scandalo in pubblico, eppure sono una signora che veste in modo per nulla provocante. E’ mai possibile che ci dobbiamo sentire in difficoltà camminando per le nostre strade?

Poi mi sono ripresa e ho riso di me e del mio imbarazzo.

Rientrando verso casa ho raccolto i bisogni del mio cucciolo, sono sempre scrupolosissima in questo perché amo che la mia città sia pulita. Ho cercato un cestino per gettare il sacchetto, ma mi sono ricordata che nella mia via li hanno tolti tutti e bisogna tornare indietro di un isolato per trovarne uno. Seccata mi sono portata fino a casa il “regalino “ impacchettato.

Da noi tutti i cestino sono spariti perché diventavano discariche a cielo aperto, pieni fino all’orlo e attorniati da una montagna di rifiuti. Non c’è bisogno di dire chi li conciava così e l’Amsa si è stancata di rimediare. Adesso di cestini non ce n’è più uno, perciò gomme masticate buttate a terra e calpestate e sacchetti con deiezioni canine abbandonati a bordo marciapiede e immancabilmente schiacciati e spalmati dalle gomme delle auto. E, diciamolo francamente, rifiuti comunque abbandonati lungo i muri.

Certo penso: queste sono solo minime cose rispetto a quello che devono sopportare gli abitanti dei quartieri diventati enclavi arabe e che ormai si sentono come estranei nella propria città. O rispetto a quelli delle case popolari, ostaggio degli occupanti abusivi che spadroneggiano senza che nessuno intervenga.

Questo sarebbe il “modello Milano”?

Io sono di animo compassionevole e aiuto in mille modi chi ha bisogno. E mi vorrebbero far sentire in colpa se  penso che bisognerebbe dare una svegliata a questa giunta di radical chic, perché esca dal paese delle meraviglie e si renda conto di come stanno conciando la nostra Milano?

Lettera firmata

Milano Post

Milano Post è edito dalla Società Editoriale Nuova Milano Post S.r.l.s , con sede in via Giambellino, 60-20147 Milano.
C.F/P.IVA 9296810964 R.E.A. MI – 2081845

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.