Majorino ha improvvisamente capito quale sia il problema dell’accoglienza

Milano

Io me lo immagino così, mentre si tormenta il baffo bianco, ed improvvisamente si ferma. Gli occhi dilatati. La bocca semi aperta. E davanti a tutti, al Prefetto, al Sindaco, all’Assessore Ombra alla Sicurezza, al Questore si alza in piedi. Fa un respiro profondo. Ed urla: “EUREKA!”. E rilascia questa dichiarazione, come riportata da Chiara Campi su Il Giornale:

«Si tratta di diverse decine di persone, stimiamo circa duecento – continua Majorino – che si concentrano prevalentemente nelle zone di Porta Venezia e della stazione Centrale e che arrivano ovviamente dalla Sicilia e da altre città italiane». Un fenomeno che «non si verificava da anni. I numeri non sono certo quelli del 2014 e 2015 ma crediamo si tratti di una dinamica da non sottovalutare e che il Ministero dell’Interno non possa far finta di niente scaricando sulla città la situazione. La competenza è totalmente del governo, si tratta di persone che diventano senzatetto e poichè sappiamo che dal Viminale non c’è la volontà do accoglierle e non vengono identificate, devono decidere con molta chiarezza cosa fare». Non ci risulta conclude «che stia avvenendo a livello nazionale nulla che possa garantire una gestione seria di quelli che sono già arrivati senza generare migliaia di senza dimora».

Poi si siede, sollevato. Ha scoperto quello che lo tormentava da mesi, anni forse. Finalmente ha capito cosa ci sia che non va nell’accoglienza indiscriminata. In particolare, ha finalmente capito i rischi di dire che Milano è aperta a tutti, per qualsiasi motivo. Può, infatti, succedere che qualcuno ci creda. E che passi il suo tempo in stazione Centrale o in Porta Venezia. Aspettando. Cosa? Alcuni un passaggio verso la Germania, in attesa che il miglior amico di Salvini, Seehofer, ce li rimandi indietro perché noi ora in Europa contiamo davvero e tutti ci ascoltano. Prima di riderci in faccia. Qualcuno aspetta di essere integrato nella criminalità legale, in maniera da poterci pagare attivamente le pensioni. Qualcun altro attende semplicemente l’inverno, quando non potrà più bivaccare all’aperto.

Sarebbe bello, in queste occasioni, avere un CIE per tenerli sotto controllo e magari rimandarli a casa loro, nell’ipotesi che sappiamo quale sia, naturalmente. Ma se lo chiedi, poi con che coraggio vai a mangiare al Sempione a banchettare per aprire le porte a tutti? Quindi Majorino, sentendo oggi più che mai la mancanza della Rozza, a cui di solito queste perle di buonsenso erano relegate, si deve mettere i panni del bimbo grande ed affrontare una difficilissima prova: affrontare la realtà. E scoprire che se apri le porte, se costruisci ponti, non muri, se sei accogliente c’è il rischio che ti prendano per un dormitorio a cielo aperto. Insomma, c’è il rischio che da accogliente, passi per vacca da mungere. E forse, dico forse, questo non lo vuole nemmeno Majo.

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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