Intervista a Tajani, vicepresidente di F.I. «Berlusconi capolista alle Europee. Con la Lega no partito unico.»

Politica

Critico con il governo: “Non dura. Sulla politica estera sono dilettanti allo sbaraglio”».

L’obiettivo sono le Europee del prossimo anno: il nuovo numero due di Forza Italia Antonio Tajani ha il mandato di rianimare il partito in vista delle elezioni del 2019, alle quali parteciperà anche Silvio Berlusconi. Giovedì, appena nominato vicepresidente del partito, ne ha parlato proprio con il Cavaliere, a quattr’occhi, per impostare il lavoro dei prossimi mesi. La convinzione è che il governo LegaM5S non durerà a lungo e che Fi dovrà essere pronta al momento giusto, respingendo ogni ipotesi di partito unico a guida Salvini.

Tajani, un momento complicato per prendere in mano il timone di Fi. Cosa vi siete detti con Berlusconi?

«Abbiamo parlato un po’ della situazione politica, delle prospettive, delle elezioni europee. Gli ho chiesto di candidarsi alle europee, credo sia giusto che lui guidi la lista».

Cosa ha risposto?

«Mi sembra intenzionato a candidarsi, mi pare sia rimasto molto soddisfatto. Ma poi abbiamo parlato della situazione economica del Paese, del livello di povertà troppo alto, dei problemi degli italiani, di come rilanciare il lavoro giovanile, della crisi economica…».

Ma a Palazzo Chigi c’è la Lega con M5S, voi siete fuori…

«Io continuo a dire che quello tra Lega e M5s è un matrimonio contro natura, non so quanto durerà. Noi crediamo fortemente nel centrodestra, gli elettori chiedono questo: ci siamo presentati insieme alle amministrative e siamo stati premiati. Secondo me questa coalizione è in grado di vincere. Abbiamo vinto in Friuli, a Catania, Viterbo, Siena… La Lega da sola non vince, Fi parla ai piccoli imprenditori, ha una politica industriale, una politica estera credibile».

Alleati con Salvini, ma niente partito unico?

«No, non esiste, siamo diversi. Abbiamo un minimo comune denominatore ma identità diverse».

Intanto però, nei sondaggi, la Lega è al 30 per cento e Fi sotto al 10 per cento.

«Renzi alle Europee era al 40 per cento ed è arrivato al 18… Io, comunque, non mi preoccupo degli altri, penso a Fi. Se la Lega prende voti sono contento, fa parte del centrodestra. Ma Fi può ampiamente superare il 15 per cento alle Europee, possiamo andare ben oltre il risultato delle ultime politiche. C’è una fetta di italiani che non sono andati a votare e chiedono un centrodestra dove ci sia un partito con una forte impronta cristiana, liberale, riformista, che tuteli le Pmi, che dia una politica industriale a questo Paese, che sappia combattere la povertà, cosa che si può fare solo sostenendo l’Italia che produce».

Il governo non lo sta facendo?

«La risposta alla povertà non la si dà certo con il reddito di cittadinanza, un incentivo al lavoro nero, uno strumento che rischia di mandare per aria i conti pubblici. Non si può pensare di fare la riforma della Fornero, la flat tax e il reddito di cittadinanza… Sono promesse da marinaio. E il “decreto dignità” fa solo danni alle imprese. Sembra scritto dalla Cgil. Ma gli italiani non hanno votato la Cgil, hanno votato il centrodestra».

Su immigrazione e rom, Salvini ha conquistato gli italiani.

«Salvini fa campagna su un tema sentito dagli italiani ed è giusto combattere l’immigrazione clandestina. Ma l’accordo con i Paesi di Visegrad va contro gli interessi dell’Italia. Se l’Austria chiude la frontiera tutti i rifugiati restano in Italia. L’Italia è stata usata dai Paesi di Visegrad all’ultimo consiglio Ue per tentare di far saltare la Merkel. Operazione fallita, per fortuna: avrebbe portato Schaüble al governo della Germania, con una politica ancora più dura nei confronti dell’Italia. Ho l’impressione che sulla politica estera e internazionale ci siano dilettanti allo sbaraglio…»

Toti è sembrato un po’ freddo sulla sua nomina, ha detto che prima di commentare voleva parlare con lei. Vi siete sentiti?

«È un amico, l’ho sempre invitato a tutte le iniziative, è una risorsa importante di Fi. Sono per un partito che includa, che abbia un rapporto diretto col territorio. Sono eletto con le preferenze da vent’anni, figuriamoci se non credo nel consenso popolare. Non credo alle primarie, perché non risolvono il problema, guardiamo cosa è successo con il Pd: le primarie hanno portato Marino… Io non ho alcun problema, la pensiamo diversamente sul partito unico, ma per me Toti è una persona di qualità».

Alessandro Di Matteo (La Stampa)

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