Eletti M5S in rivolta: stipendi spolpati, “Così ci rimettiamo”

Politica

Come nel remake di un film già visto, la prima grande sommossa nella truppa parlamentare del Movimento 5 stelle rischia di scoppiare sui soldi. Cinque anni fa, un referendum fatto in chat sugli “scontrini” aveva provocato il finimondo. I parlamentari erano preoccupati per le cifre che dovevano restituire al fondo per il microcredito e avevano battagliato in modo da tenere per sé buona parte della diaria e dei rimborsi (da rendicontare, ma comunque a disposizione). Furono i soldi il motivo di alcune fughe e di molte espulsioni. E i soldi tornano prepotentemente al centro in una legislatura che vede il Movimento cresciuto fino a 334 parlamentari.

Dopo lo scandalo del febbraio scorso, quello dei “furbetti del bonifico”, le cose sono cambiate. Una settimana fa il blog ha pubblicato le nuove regole e proprio in questi giorni i parlamentari si trovano a fare i primi versamenti. Che per gli ultimi tre mesi sono forfettari: 6500 euro al fondo per il microcredito e 950 euro a Rousseau, l’associazione presieduta da Davide Casaleggio (da luglio, invece, ci saranno delle cifre fisse per diaria e spese di vitto e alloggio, oltre a rendicontazioni più vincolanti e 300 euro al mese per Rousseau).

In fila in banca per pagare, con le “prove” dei versamenti effettuati da girare all’ufficio comunicazione che poi dovrà allestire il nuovo sito Tirendiconto (“Gli attivisti ci stanno col fiato sul collo”, confessava qualche settimana fa la deputata Fabiana Dadone) non pochi parlamentari hanno cominciato a fare calcoli. E a lamentarsi: «Così ci perdiamo». All’Adnkronos, il senatore Franco Ortolani, professore di geologia in pensione, dice: «Sto facendo fare le opportune valutazioni a un paio di miei amici commercialisti. Voglio capire cosa mi succederà con la prossima dichiarazione dei redditi. E come me stanno facendo altri colleghi». La preoccupazione dei parlamentari-professionisti, esattamente come cinque anni fa, è che salga molto la tassazione, tanto da erodere il guadagno. «A me interessa una sola cosa – continua Ortolani – il contributo che sono stato chiamato a dare voglio potterlo fornire in tutta trasparenza senza avere ripercussioni negative dal punto di vista economico».

La reazione dei fedelissimi di Di Maio è tranchant: «Non ci rimette nessuno. Se pensano di perderci, si dimettano». Il leader dopo le restituzioni finte aveva promesso una stretta, che è arrivata, sebbene mitigata dalla possibilità di trattenere parte dell’assegno di fine mandato. Ma a protestare non sono solo i nuovi. Anche i più esperti si lamentano della nuova situazione e di dover cambiare abitudini. Tanto da essersi messi in cerca di affitti più bassi per risparmiare qualcosa (nella scorsa legislatura erano in tanti a viaggiare sopra i 2000 euro al mese, tra tutti Marta Grande, la neoministra Barbara Lezzi e Andrea Cioffi).

Le cifre 

Secondo il regolamento M5S la indennità mensile percepita dovrà essere al massimo di 3.250 euro netti

Per la diaria si potrà trattenere un importo massimo di 3.000 euro (2.000 se si risiede in provincia di Roma)

La somma importo minimo da restituire (2mila euro), contributo al M5S (1.000) e contributo Rousseau (300) 

(La Repubblica)

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