Economia: la manovrina e la manovrona necessarie

Il punto centrale è che l’economia mondiale ed europea stanno rallentando. E che l’economia italiana non è riuscita ad agganciarsi alla fase espansiva dell’economia mondiale ed europea. Proponiamo l’analisi di Giuseppe Pennisi pubblicata da Formiche.net

Si prospettano due manovre di finanza pubblica: una “manovrina” immediata (più passano i giorni più l’ammontare aumenta in quanto si “spalma” su un numero minore di settimane) ed una “manovrona” nella legge di bilancio da mettere a punto in autunno per il 2019. La prima – lo ha detto lo stesso sottosegretario dell’Economia e delle Finanze Laura Castelli – dovrebbe essere sui 5 miliardi per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica fissati per l’anno in corso, ma – aggiungiamo noi – potrebbe dover raggiungere i 6 miliardi se verrà “rimandata a settembre”. La seconda –secondo il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri – dovrebbe essere il core della politica di finanza pubblica nel 2019 ed ammontare a 70 miliardi

La “manovrina” e la sua quantizzazione sono note da un paio di mesi anche in quanto espressamente indicate dalla Commissione Europea. Stime della “manovrona” sono state formulate da più parti quando il “contratto di governo” è stato predisposto e pubblicato, ma è la prima volta che vengono presentate da un autorevole esponente dell’Esecutivo, a lungo responsabile economico della Lega. Occorre , comunque, sottolineare , che il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, “competente per la materia”, non ha aperto bocca né su “manovrina” né su “manovrona”.

A differenza di Laura Castelli, che correttamente vede la manovrina come un consueto aggiustamento  di primavera – inizio estate che viene effettuato spesso da numerosi esecutivi, Armando Siri si dichiara fiducioso di come reperire i fondi per la manovrona (pari – come lui stesso sottolinea – a solo l’1% del Pil) : lotta agli sprechi, scorporo della spesa per investimenti pubblici dai calcoli attinenti ai parametri di Maastricht, una maggiore flessibilità europea  per un paio di anni al fine di consentire di mettere, con la semi flattax , di mettere il turbo nel motore dell’economia italiana. Inevitabile il confronto con la vicina Francia, il cui indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni supera da anni il 3% del Pil. Si dimentica, però, che il debito pubblico d’Oltralpe è circa il 90% del Pil mentre quello dell’Italia viaggia sul 130% del Prodotto Interno Lordo. Si potrebbe argomentare, ma Siri non lo fa, che contando il debito delle famiglie e delle imprese , la Francia,in quanto Nazione, è molto più indebitata dell’Italia. Si tratterebbe, però, di poco più di un sofisma.

Il punto centrale è che l’economia mondiale ed europea stanno rallentando. E che l’economia italiana non è riuscita ad agganciarsi alla fase espansiva dell’economia mondiale ed europea– non certo una responsabilità del Governo insediato da poche settimane – e rischia di avvertire la decelerazione più degli altri. Lo dicono non solo gli arcigni esperti della Commissione Europea, ma il Fondo Monetario, l’Ocse, il gruppo del ‘consenso’ (20 istituti econometrici internazionali, tutti privati, nessuno italiani) e, casa nostra l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, Prometeia, il Centro Europa Ricerche, il Centro Studi Confindustria ed altri. Un vero e proprio coro. Difficile accusare un coro di ordire complotti.

Ed allora? La manovrina è urgente e va fatta. La manovrona, invece, va ripensata e rimodulata.

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