Calenda, Embraco e l’insulto alla logica ed alla ragione

Calenda è un ministro Europeista, che crede che lo Stato debba essere un attore importante sulla scena economica. Calenda si dice liberale, ma possiamo anche sorvolare. Quello che è assurdo è che, poi, si lamenti della vicenda Embraco. Dove ha trovato, semplicemente, qualcuno che l’ha preso sul serio. Un passo indietro. La Embraco fa parte del gruppo Whirpool, ha 500 dipendenti e vuole delocalizzare. Qui costa tutto troppo: il lavoro, l’elettricità e la burocrazia. Partono le trattative col Governo. E loro prendono tempo, con una delle tattiche più banali di sempre: dicono di sì a tutto sempre, poi usciti dalla stanza cambiano idea. Il nostro ministro ci casca con entrambe le scarpe e va avanti. Dopo mesi, improvvisamente la chiusura. Si parte per la repubblica Slovacca. Motivo? Nell’Est gli fanno sconti fiscali da fine stagione, la burocrazia è al loro servizio e non viceversa e l’energia elettrica è scontata. Com’è possibile tutto questo?

Intanto perché lo Stato nell’economia entra per fare solo una cosa: trattare la sua uscita immediata. E prima di farlo, lascia pure dei soldi. Non suoi. Non prelevati dalle tasche dei propri cittadini, quindi. Presi da dove, allora? Dalle nostre, ovviamente. Grazie all’UE ci sono, paesi che ricevono ben più di quanto diano. Questo è noto. Quindi, sempre per logica, ci deve essere qualcuno che dà più di quanto riceve. I primi sono gli Slovacchi. I secondi siamo noi. Calenda c’è rimasto male, si vede che nessuno si era peritato di spiegarglielo prima. Quindi ha preso l’aereo ed è andato a Bruxelles a protestare. La cosa andrà così, mentre la Embraco si installa comodamente nel paese, noi avvieremo una procedura di controllo sull’uso dei fondi. La procedura con comodo studierà se le eccezioni sollevate dagli Slovacchi sono corrette. Alla fine, forse, il paese sarà sanzionato. Forse no. Intanto la Embraco saluta e se ne va. Ma la cosa assurda arriva ora. Calenda eccepisce soprattutto che abbiano avuto fretta. Potevano restare qui qualche mese, o anno, per consentire le nostre procedure di cassa integrazione, no?

No. scusate, lo devo ripetere NO. La Embraco può non piacervi, ma non è al vostro servizio. Non terrà aperto qui per vedersi indagati i dirigenti, pagare fortune ad avvocati e commercialisti e farsi ricattare sotto elezioni. Ma nemmeno epr scherzo. Ha trovato una breccia nella prigione che è diventato per chi lavora questo paese. Non si volterà indietro. Fuggirà. Nonostante Calenda, nonostante Renzi, nonostante tutti quelli che credono di poter fermare la sete di libertà di chi rischia ed investe. E fanno bene. Ogni imprenditore sogna di poter essere libero. Qualcuno ci riesce, qualcuno, come chi scrive, fallisce. Ma voler metterin catene lo schiavo fuggito è il più abbietto dei desideri così abbietto da essere troppo meschino persino per un Calenda qualsiasi.

Luca Rampazzo

Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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