Il Comune vende allo Stato le caserme cittadine e incassa 50 milioni

Milano 15 Febbraio – Ventitré caserme di proprietà del Comune (e occupate da polizia, carabinieri e vigili del fuoco) saranno cedute allo Stato, che le pagherà 50 milioni di euro. A darne notizia è Roberto Tasca, assessore al Bilancio di Palazzo Marino, a margine della commissione congiunta Bilancio-Enti Partecipati di ieri. Di un piano di dismissioni del patrimonio pubblico se ne parlava da tempo: oggi le prime operazioni di cessione figurano nero su bianco sul documento di bilancio. Al momento, degli oltre 23 stabili dei quali si compone la lista, solo 3 sono stati resi noti: la caserma di via Marcora in zona Porta Nuova, quella di via Lago di Nemi (alla Barona) e quella in via dei Missaglia (Gratosoglio). L’obiettivo è riuscire a concludere «buona parte delle operazioni» entro il 2018.

Nel dettaglio, le aree militari saranno cedute al fondo Patrimonio Italia, gestito dalla società Invimit, che gestisce il risparmio del Ministero dell’Economia (assurta agli onori delle cronache in quanto proprietaria dell’area di Piazza d’Armi, dove dovrebbe sorgere il nuovo quartier generale dell’Inter). A quest’ultima spetterà la valorizzazione delle aree. Il valore dell’operazione è di circa 50 milioni che potrà essere segnata come spesa corrente, alla voce «spese non ricorrenti». Un’operazione che non convince Fabrizio De Pasquale (Fi), per il quale «l’assessore Tasca vuole mantenere la foglia di fico per non scontentare troppo l’ala sinistra della maggioranza. Eppure possiamo immaginare che, una volta venduti gli immobili allo Stato, quest’ultimo potrebbe a sua volta rivenderli agli speculatori. Si tratta di un circolo vizioso, ma a quel punto il Comune potrà lavarsene le mani».

Durante la commissione di ieri sono stati resi noti anche i dividendi delle società partecipate del Comune: per quanto riguarda Sea (la societa esercizi aeroportuali milanesi) la cifra è di 35 milioni; i dividendi Atm ammontano a 38 milioni – 5 di “ordinario” e 33 di “straordinario”; A2a totalizza 40 milioni (in ordinario) mentre Afm – aziende farmacie milanesi spa, partecipata al 20% dal Comune e all’80% da un socio di maggioranza – avrà una distribuzione di riserve per 10 milioni di euro (questa la parte riguardante il Comune, le risorse totali disponibili si aggirano sui 72 milioni circa).

A sollevare la “questione Serravalle” ci ha pensato Manfredi Palmeri (Energie per l’Italia), per il quale «anche su Serravalle aveva ragione Parisi: 2 anni fa aveva detto che non sarebbe stato possibile avere prima del 31 dicembre 2016 i 100 milioni promessi dalla sinistra per le periferie derivanti dai proventi di Serravalle. Così è accaduto e il Comune finalmente lo ha ammesso». A detta di Palmeri «non solo è passata quella data, non solo in questo bilancio 2018 non c’è traccia di quella operazione in quei termini, c’è di più. La società ha offerto al Comune poco più di 75 milioni, in 5 rate e senza diritto a dividendi. II 25% in meno di quanto la Sinistra e il Pd avevano promesso in campagna elettorale e il Comune sta provando a chiedere alla società solo 90 milioni».

Andrea Cappelli (Libero)

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Autore: Milano Post

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