India: giovani maschi con buona posizione rapiti e costretti a sposarsi a forza

Esteri

Milano 18 Febbraio – Che i matrimoni combinati in India resistano all’avvento della modernità e che a farne le spese siano soprattutto le giovani donne, gravate peraltro dall’obbligo di una dote che può rovinare una famiglia, non è un segreto: il fatto, però, che ad essere addirittura rapiti siano giovani maschi con una buona posizione, è una novità anche per il grande subcontinente.

Novità drammatica e in ascesa: nell’ultimo anno ne sono stati rapiti più di tremila, circa 9 sequestri al giorno. Dati i numeri, quella dei matrimoni forzati (pakadua vivah) è quasi un’attività fiorente: bande criminali  vengono assoldate da aspiranti suoceri di una casta riverita non in grado di offrire una dote (dowry in hindi) sufficiente ma determinati ad ogni costo a garantire un buon partito per le loro figlie. La vittima è sempre un giovane con un lavoro sicuro e di prestigio, professionisti e impiegati con una carriera davanti.

Selezionato con cura (reddito e stato sociale), il giovane viene prelevato con la violenza (quasi tutti tra il Bihar occidentale e l’Uttar Pradesh orientale) e quindi portato di peso davanti all’officiante a pronunciare il fatidico sì, magari a forza, legato, costretto da mille braccia o da un fucile puntato alla tempia. Una volta combinato, il matrimonio resta indissolubile, difficile anche per un maschio adulto e non privo di mezzi sfidare l’ira degli dei e i pregiudizi di una società che per larghi strati resta aggrappata alle antiche tradizioni castali. A ribellarsi e a denunciare tutto ci è riuscito Vinod Kumar, la cui terribile storia di segregazione coatta e riscatto è stata raccontata su Repubblica.

Nel video del suo matrimonio celebrato a gennaio con un turbante dorato in testa piangeva a dirotto mentre i parenti della sposa lo tenevano per le gambe e le spalle costringendolo ad assistere al giuramento di eterna fede. Ma il giovane ingegnere alla fine è riuscito a scappare e a tornarsene nel suo Jharkhand dove ha raccontato la storia e sporto denuncia. Si è così scoperto che anche la sposa era stata portata lì per forza, costretta per le ambizioni della famiglia a diventare moglie di un “buon partito” sconosciuto e a sua volta non consenziente. (Raimondo Bultrini, La Repubblica)

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