I comuni non possono istituire solo soste a pagamento. La furbata di Milano bocciata dalla Cassazione

Milano 5 Gennaio – Tutte le furbate fatte dal Comune di Milano ai contribuenti o agli automobilisti (le 2 categorie più vessate dalla sinistra) sono destinate prima o poi a fare i conti con la giustizia.
Dopo la Tari gonfiata per i garage ecco il caso della sosta regolamentata.
Succede che la Corte di Cassazione ha stabilito con una sentenza che farà  giurisprudenza che bisogna rispettare in ogni ambito cittadino la presenza di zone a parcheggio libero o zone a striscia bianca come previsto dall’art 7 comma 8 del Codice della Strada.
La sentenza nasce dal ricorso di un cittadino di Como che lamentava nel 2012 come tutto il centro di Como fosse stato privato di zone a sosta libera, poiché  tutti gli stalli erano divenuti a pagamento.
A Como, come pure a Milano, il Comune si era infischiato dell’obbligo di prevedere anche strisce bianche di sosta libera grazie a uno stratagemma non degno di una istituzione pubblica: a Como, Milano e in molte altre città il Comune ha dichiarato tutta la città zona di rilievo urbanistico! Insomma siccome la legge diceva che in alcune zone di valore storico architettonico è possibile derogare alla presenza di area a striscia bianca e sosta libera, i furboni dei Comuni hanno dichiarato tutta la città “zona di rilievo urbanistico” come se tutta Milano fosse centro storico per capirci.
Ora questo abuso arrogante compiuto dai Comuni per poter mettere ovunque sosta regolamentata e incassare di più è stata bocciata dalla Cassazione.
Questo significa che molti atti del Comune di Milano, fondati sul principio che tutta la città è “zona di rilevanza urbanistica”, sono passibili di ricorso e molte strisce blu disegnate fuori dalla cerchia dei Navigli potrebbero essere nulle.
O quanto meno, come chiedono da anni i cittadini  da Viale Monza a Via Mac Mahon, il Comune quando stabilisce le aree a striscia blu deve prevedere anche un certo numero di stalli a riga bianca e sosta libera.
In ogni caso il ricatto del Comune che impone all’automobilista l’obbligo di parcheggiare nella riga blu o nella ‘autorimessa a pagamento’ è fuorilegge. Quindi il caso limite di Milano per cui chi volesse  parcheggiare un’auto in centro in orario lavorativo di pagare 38 euro (sosta più ticket) non è ammissibile. Deve esserci sempre un certo numero di stalli a riga bianca. E questo perché anche l’automobilista ha il diritto di usare l’auto per esigenze fondate (lavoro, salute, emergenze). E i comuni non hanno il diritto di spennare a piacimento quelli che non rispettano le loro convinzioni ideologiche in materia di mobilità  ricorrendo a mezzucci.
Fabrizio De Pasquale

Fabrizio De Pasquale

Consigliere comunale di di Forza Italia a Milano.

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