Prima della Scala: il ritorno dell’Andrea Chénier con la star Anna Netrebko

Milano 7 Dicembre – L’anno scorso è stata Madama Butterfly di Giacomo Puccini, quest’anno tocca all’Andrea Chénier. L’apertura tradizionale delle Scala di Milano il giorno di Sant’Ambrogio, il 7 dicembre, vede proseguire così lo scavo e la ricerca sul repertorio verista del direttore Riccardo Chailly. Il titolo che inaugura questa stagione d’opera milanese debuttò proprio alla Scala il 28 marzo 1896 e fu il successo del suo autore, Umberto Giordano, giovane compositore di Foggia, con alle spalle alcuni insuccessi giovanili, che proprio sotto la Madonnina venne a cercar fortuna. Anche grazie al librettista di Puccini, Luigi Illica, Giordano diede alla luce un dramma eroico, intriso di spirito libertario, grande efficacia drammatica e slancio musicale, tanto da essere apprezzato anche da Gustav Mahler che l’anno seguente lo dirigerà in lingua tedesca ad Amburgo.

Ambientata a Parigi nel corso della Rivoluzione francese, l’Andrea Chénierrisentiva del ribollente clima politico di quegli anni dove emergeva prepotente, almeno da parte di certi ambienti intellettuali, la voglia di libertà. Il protagonista è un poeta, innamorato dell’aristocratica Maddalena di Coigny (già per questo un amore impossibile). Tra intrighi passionali e il “terrore politico” inflitto da Robespierre a mezza Francia, la giovane Maddalena perde tutto: la “casa dorata”, data alle fiamme, e la madre, assassinata brutalmente, fino all’epilogo tragico in cui trova la morte per decapitazione insieme allo stesso Chénier. Il pubblico accolse con grande entusiasmo l’opera e da lì a poco il suo giovane autore aggregò una sua tifoseria talmente accanita da porla in antagonismo con quella di Giacomo Puccini. Iniziava così il mito della Scala.

Mito che si rinverdisce di stagione in stagione, complice quest’anno il quarantesimo anniversario della morte di Maria Callas, il leggendario soprano greco che diede l’avvio ad un incontrastato quanto unico dominio scaligero oggetto della mostra Maria Callas in scena, gli anni alla Scala, organizzata proprio dal teatro meneghino. Non a caso, anche la Callas si era cimentata con il ruolo di Maddalena, la prima ripresa moderna dopo il debutto ottocentesco. Era il 1955, l’“annus mirabilis” che la vide primeggiare in Norma, ne La traviata e, appunto, in Andrea Chénier. Ma su quest’ultima opera, il suo fu un approdo a dir poco tempestoso. Le cronache raccontano di come i detrattori l’attendessero al varco, scatenando un pandemonio: le urla e i fischi soffocarono i battimani. È il destino dei grandi non essere capiti subito. La voce della Callas diede invece una sonorità psicologica moderna al personaggio, tanto da entrare nell’immaginario collettivo: la sua interpretazione della celebre aria La mamma morta (nell’incisione dell’anno prima) ha costituito l’accorata colonna sonora del film Philadephia (1993), dove un Tom Hanks ammalato di AIDS lotta con una società che lo rinnega.

L’Opera che riesce, ancora una volta, a tornare popolare. Ce lo conferma la fila notturna davanti alla Scala che molti giovani studenti hanno fatto nel novembre scorso per ottenere lo sconto under 30, ma anche la mostra che ha inaugurato a Palazzo Reale il 10 ottobre (Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi) o quella londinese organizzata al Victoria and Albert Museum (Opera: Passion, Power and Politics), entrambe capaci di evocare l’impatto culturale che il melodramma ha avuto sulla nostra cultura. Ecco che allora l’Opera “invade” Milano, con l’iniziativa, tra teatro e città, della “prima diffusa” in ventisette luoghi di proiezione nei nove municipi della città di Milano, oltre alla diretta Rai. E se nel 1955 il duo leggendario Callas-Del Monaco cantava per i pochi privilegiati che si poterono accaparrare il biglietto, oggi tutti potranno seguire la performance della star internazionale Anna Netrebko e del suo secondo marito Yusif Eyvazovche debuttano nel ruolo con la regia di Mario Martone. Una coppia sul palco e nella vita che conta migliaia di fan sulle pagine social e riesce a far parlare di sé sui giornali di mezzo mondo per la loro sfrenata passione per la moda e i look improbabili seppur griffatissimi (guarda la gallery sui suoi look). Un mix moderno di talento e gossip che aumenta l’attesa e le aspettative. Nulla di cui scandalizzarsi: la Scala è avvezza alla moda e al gossip, con il suo red carpet in cui la mondanità nostrana si appresta a sfoggiare l’ultima ricercatezza in fatto di stile.

O almeno ci prova. Perché l’anno scorso nessuno ha brillato e molti invece sono sembrati fuori posto, come i tanti presentatisi in pantaloni e pullover, da far rimpiangere l’improbabile mise della Santanché di qualche anno prima. Lontani anche i tempi dei falò delle pellicce e dei lanci di uova al tempo della contestazione. C’è da sperare che almeno gli abiti degli ospiti del palco d’onore siano all’altezza dell’allestimento di Dolce & Gabbana (che l’anno scorso avevano firmato l’albero del foyer), già anticipato dal secondo sul suo profilo Instagram. Staremo a vedere, ma soprattutto ad ascoltare.

Fabio Massacesi (Io Donna)

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Autore: Milano Post

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