Il racconto di un veterinario. I mici ubriaconi.

Quella volta che ho curato la sbronza di Pussy e Teddy  per colpa di una bottiglia di vino caduta a terra.

Era l’inizio dell’autunno, le giornate sempre più corte e fredde rendevano anche l’umore un po’ malinconico  e tutti, ben presto, saremmo diventati più pantofolai. Cani e gatti in questa stagione sono soggetti ad una notevole muta. Il loro “cappotto” deve diventare più pesante e preferiscono, se c’è la possibilità, trascorrere maggior tempo fra le mura domestiche, magari sdraiati sopra qualcosa di morbido, asciutto e caldo. Avevo avuto una giornata intensa ma , tutto sommato, piacevole. Ad un cucciolo di Dalmata avevamo sfilato con evidente soddisfazione l’ago catetere inserito nel braccio poiché, finalmente, era fuori pericolo dall’insidiosissima Parvovìrosi, una malattia virale che colpisce l’apparato gastroenterico mandandolo in tilt. Nico, questo il suo nome, aveva reagito benissimo alle terapie ed i suoi occhi più vispi e la sua coda sempre più scodinzolante lo mostravano inequivocabilmente. Era stata l’ultima visita della giornata e alla chiusura dell’ambulatorio, io e i miei soci, assaporavamo una piacevole euforia; più o meno la stessa sensazione che percepiamo quando ci svegliammo  al mattino dopo aver fatto un bel sogno. Dopocena, in casa Manca si termina sempre abbondantemente oltre le ore 21, avevamo deciso di mettere in ordine le foto scattate nelle ultime vacanze. Mia moglie aveva comprato un album raccoglitore e per ogni foto incollata ci divertivamo ad aggiungere il relativo commento scritto. D’improvviso suonò.il cellulare . Ero reperibile quella sera, risposi senza indugio.«Dottore buonasera, mi scusi l’orario, sono la signora Podda. Mi preoccupano molto i miei due gatti, che lei conosce bene, perché sono ritornati a casa malconci, mi sembra abbiano dei problemi di coordinazione»affermò la signora e proseguì «Ho paura che li abbiano bastonati perché fanno fatica a mantenere l’equilibrio e a camminare». Le ho risposto: «li metta in un trasportino e venga subito in ambulatorio, così se dovrò fare degli accertamenti avrò a disposizione tutta ‘attrezzatura».

Franco Anselmi
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Mentre guidavo rimuginavo le diverse diagnosi differenziali _ che avrei dovuto formulare. Nonostante fossero già diversi anni che svolgevo la professione, nella mia testa si radunarono velocemente interi capitoli che spaziavano dalla traumatologia,alla terapia d’urgenza,alla neurologia. Ero giunto in ambulatorio da pochi minuti, giusto il tempo di cambiarmi. La feci accomodare e notai immediatamente il suo sguardo angosciato e non il solito sorriso. La signora Podda era tra le clienti che frequentavano più assiduamente l’ambulatorio. Affabile, simpatica e sempre allegra, quella sera pareva un’altra persona. ‘aiutai ad appoggiare il trasportino sul tavolo da visita e comincia a farle altre domande sull’accaduto. «No dottore! Sono sicura che fino a stamattina stavano benissimo. Non li ho visti nella pausa pranzo, cosa già strana, e poi sono ritornati a casa poco prima che le telefonassi. Barcollavano tutti e due, non riuscivano a coordinare i movimenti. Penso li abbiano picchiati»,ribadì la signora.«Ha notato se avevano bave alla bocca nel poco tempo che lei li ha osservati, poco prima di telefonarmi? Ha visto se hanno vomitato o avuto dissenteria? Colpi di tosse? Sangue?» chiesi. La signora scosse la testa senza dire una parola, aveva un groppo in gola. Conoscevo da tempo i suoi miei, li aveva sempre vaccinati e curati; la signora era innegabilmente una persona molto attenta ad ogni loro minimo segno di malessere. Le risposte erano sicuramente oggettive. Aprii il trasportino e cominciai a visitare Teddy, un gatto adulto a pelo corto molto fitto,’di colore fulvo.Era proprio giù, reagiva torpidamente ai classici stimoli ed il riflesso pupillare degli occhi era lentissimo. Le pulsazioni cardiache erano diminuite, nel cavo orale tutto era nella norma e anche la temperatura corporea era fisiologica. Messo a terra riusciva a compiere pochi passi e poi cadeva di lato per rialzarsi poco dopo scoordinato. Lo diedi in braccio alla signora per poter visitare Pussy.

La micia, tipo siamese però a pelo lungo, si era raggomitolata in fondo alla gabbia e soffiava. Non l’avevo mai vista così strana, aveva gli occhi spalancati,sembravano due fanali e le orecchie ondeggiavano come foglie al vento. Eseguiva dei movimenti a scatto ed era aggressiva. Cosa molto insolita poiché era sempre stata una gatta mansueta. A fatica riuscii a misurarle la temperatura, auscultare il cuore e verificare se in bocca ci fosse qualcosa di strano. Fu a questo punto che mi bloccai strabuzzando gli occhi. La signora Podda mi osservò ancora più preoccupata fino a togliersi gli occhiali quando mi vide annusare la micia dalla testa alla coda. La rimisi a fatica nel trasportino e presi, o meglio, strappai dalle sue braccia Teddy e attuai la stessa procedura con lui. Al termine sorrisi e squadrandola esclamai sicuro : «I suoi gatti puzzano di vino. Sono completamente ubriachi», risi. La signora, incredula, non riusciva a darsi una giustificazione e allargando le braccia come per discolparsi disse «Ma è sicuro? Come possono essere riusciti a bere del vino o degli’alcolici? Oppure, chili avrà resi così brilli?»,lo aggiunsi:«Probabilmente si sono inzuppati le zampe ed il pelo con del vino e poi, per pulirsi, l’hanno ingerito controvoglia…». Lei d’un tratto portò di scatto la sua mano alla bocca e interrompendomi confessò «Mia madre oggi ha rotto un . bottiglione di vino in cucina! Presumibilmente nei pochi istanti che sono trascorsi mentre lei prendeva gli stracci nel ripostiglio i miei, che sono sempre in mezzo ai piedi, si sono imbrattati. E si sono leccati».La cosa più sorprendente è che Teddy ha avutola”ciocca” buona,-mentre Pussy quella cattiva, conclusi. Preparai la piantana per una flebo disintossicante e al termine rispedii a casa mici e padrona. Era buffo pensare come nel volgere di poche decine di minuti, una situazione iniziale grave si era rivelata poi ridicola e anche molto umana…..

DIEGO MANCA

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Autore: Milano Post

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