Ho mangiato musica e poesia per non morire: storia di una bambina di 82 anni

Cultura e spettacolo Le storie di Nene

Milano 21 Novembre – Ti regalerò una rosa da sfogliare nel tempo per ricordarti di me…una rosa bianca del mio candore ancora intatto e luminoso e fiero, a ottant’anni.  Te la regalerò per le sere d’estate e le sere d’inverno, nei giorni della  luce e nei giorni del buio per ricordarti che si può vivere di magia, gabbiano di libertà e d’amore.

Ho mangiato musica e poesia quando la carne gridava il dolore, ho divorato rime e canzoni, quelle che accarezzano, quelle che piangono, quelle che ti inchiodano al muro, io buffo clown sempre fuori posto, sempre diverso, sempre stonato. Ma con il mio “piccolo spicchio di sole nel cuore “(Kerouac) ho sbriciolato il tempo, masticando i sogni e le verità, volando negli arcobaleni eterni delle emozioni, i fiori ad arrampicarsi sull’abito sbiadito dal tempo. Con quella fame di tenerezza  “che è come una carezza”(Alda Merini), golosa d’amore, nell’attesa eterna e rinnovata nel tempo dell’assoluto, nell’illusione di un sussurro “T’amo senza sapere come, né quando, né come / t’amo direttamente senza probleminé orgoglio / così ti amo perché non so amare altrimenti / che così, in questo modo in cui non sono e non sei / così vicino che la tua mano sul mio petto è mia / così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno” (Neruda) Con la musica delle romanze verdiane della mia infanzia, là tra i campi da arare, nei prati verdi di speranze, nel vento che accarezzava i girasoli, in mano una magnolia pura come i miei pensieri di bambina, un pavone a raccontare i colori, una farfalla a cantare la libertà.

Questa è la storia di Lella, una bambina di ottantadue anni.

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