Da Sala critiche ingiuste alla Triennale, grazie a De Albertis è diventata un gioiello

Milano 15 Novembre – Peccato. Il sindaco Beppe Sala avrebbe potuto semplicemente augurare buon lavoro a Paola Antonelli, la curatrice del dipartimento di architettura e disegn del Moma di New York appena arrivata a Milano per firmare la XXII edizione della Triennale che aprirà i battenti il 1 marzo del 2019 e che avrà come tema «Broken Nature», cioè il rapporto tra l’uomo e l’ambiente. E invece no.

Claudio De Albertis

Con poca eleganza Sala – trincerandosi dietro a «un dico quello che penso» – ha pesantemente criticato la XXI edizione curata da Claudio De Albertis a una dozzina di giorni di distanza dall’iscrizione al Famedio dell’ultimo presidente della fondazione di viale Alemagna, nonché l’artefice del suo rilancio. «Ho molte aspettative su questa nuova Esposizione Internazionale. La precedente non le ha soddisfatte», ha detto il sindaco dal palco del teatro dell’Arte che, tra le altre cose, è stato rinnovato proprio da De Albertis.

Non contento ha snocciolato i suoi desiderata. «La Triennale è un’istituzione fondamentale per Milano», ha puntualizzato, «deve essere un luogo dove si coinvolgono tutti nel dialogo su design, architettura e urbanistica e meno sull’arte contemporanea visto che ha altri luoghi in città dove proporla. Questo spazio va occupato con grande energia». Fortunatamente ha specificato che si tratta di una opinione personale, ma varrebbe la pena che qualcuno gli ricordasse che la Triennale ha come sede il Palazzo dell’Arte e il nome non è casuale. Fin dalla prima edizione (a Monza nel 1923) si era data l’obiettivo di stimolare le relazioni tra industria, società e arte. Non solo. La volontà di affermare l’unità delle arti si era manifestata fin da subito ospitando pitture murali di grandi artisti contemporanei come De Chirico, Sironi, Campigli e Carra. Un intenso rapporto tra la Triennale di Milano e gli artisti che si è poi sviluppato nei decenni successivi con l’esposizione delle opere di Fontana, Baj, Martini, Pomodoro, de Chirico, Burri, Merz, Paolini e Pistoletto e così via.

Il sospetto è che lo “scivolone” di Sala non sia casuale, che il messaggio sia indirizzato verso qualcuno di specifico e che De Albertis – ahimè con un’imbarazzante caduta di stile – sia finito nel tritacarne che è stato messo in azione e che produrrà alla fine dell’anno il nome del nuovo presidente di Triennale.

Anche perchè poco meno di un anno fa (era il 1 dicembre 2016) fu lo stesso Beppe Sala, in occasione della scomparsa di De Albertis, a ricordarlo come «uno dei protagonisti della vita imprenditoriale e associativa milanese e nazionale. Punto di riferimento del mondo dei costruttori, ha sempre partecipato attivamente al dibattito sulla città. Questa partecipazione ha trovato il suo compimento nella presidenza della Triennale che, sotto la sua guida, ha consolidato il rilievo internazionale che le spetta».

Nicoletta Orlandi Posti (Libero)

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Autore: Milano Post

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