Malattie del cuore più depressione killer per le donne, a rischio anche le più giovani

Le malattie cardiovascolari sono causa di morte per il 55% delle donne contro il 43% degli uomini; la depressione colpisce il genere femminile in una proporzione di 2:1 rispetto agli uomini; stress e depressione riconosciuti come fattori di rischio “emergenti” specifici per la donna per le malattie cardiovascolari 

Milano 21 Settembre – È accertato che le malattie cardiovascolari non sono un problema esclusivamente maschile, ma sono la prima causa di mortalità e disabilità nelle donne sopra i 50 anni; si stima che le malattie cardiovascolari sono causa di morte per il 55% delle donne contro il 43% degli uomini. Ai fattori di rischio “tradizionali” per le malattie cardiovascolari (ipertensione arteriosa, tabagismo, diabete, sovrappeso, etc.) se ne sono aggiunti altri definiti “emergenti” e specifici per il genere femminile: stress e depressione sono emersi come i più impattanti e causa di disabilità. La depressione colpisce quasi 3.000.000 di donne in Italia, coinvolte in una proporzione di 2:1 rispetto agli uomini. È dimostrato che lo stress cronico aumenta il rischio di infarto e ictus al pari di fumo e pressione alta, come dimostrato da un recente studio pubblicato su Lancet. Un altro studio condotto in Nuova Zelanda e pubblicato dalla prestigiosa rivista Heart ha persino messo in evidenza che le persone cardiopatiche più stressate hanno il quadruplo della probabilità di morire per cause cardiache e quasi il triplo per qualsiasi causa rispetto alle persone non stressate.

“La salute delle donne in Italia è migliorata”, afferma Francesca Merzagora, Presidente Onda, “ma talune patologie sono ancora molto impattanti: sul fronte della salute mentale la depressione nelle adolescenti e nelle giovani cresce a ritmi sostenuti, mentre il primo episodio depressivo in età avanzata è considerato un prodromo di demenza. Le malattie cardio vascolari, prima causa di morte per le  italiane si accompagnano ad una scarsa consapevolezza della popolazione femminile che comporta ritardi diagnostici e terapeutici”.

“Al vertice delle patologie con maggiore disabilità troviamo i disturbi cardio-cerebro-vascolari e la depressione unipolare”, spiega Claudio Mencacci, Presidente Comitato scientifico Onda, “patologie che, se si presentano congiuntamente, aumentano in maniera esponenziale il rischio di mortalità. Le significative differenze genetiche e ormonali che contraddistinguono il genere femminile e maschile vedono una netta prevalenza della depressione e dell’ansia in tutti i cicli vitali della donna, mentre per le patologie cardio-cerebro-vascolari una forte crescita nelle fasi del post climaterio e nell’età più avanzata. Le condizioni di stress cronico sono considerate rischiose quanto il fumo e l’ipertensione nel facilitare infarto del miocardio e ictus. All’origine di entrambe le patologie cardio-cerebro-vascolari e della depressione sussiste un fenomeno pro infiammatorio che comporta danneggiamenti sia a livello della funzionalità endoteliale sia del sistema immunitario”.

“Le campagne di sensibilizzazione sul rischio cardiovascolare femminile”, afferma Maria Penco, Professore Ordinario di Cardiologia, Direttore Scuola di Specializzazione, Malattie Apparato Cardiovascolare, Università degli Studi de L’Aquila, “si sono finora rivolte alla popolazione più anziana, nella quale si è registrata una maggiore attenzione da parte della comunità medica. Dagli ultimi dati della letteratura, è emerso che anche la popolazione femminile compresa tra i 35 e i 54 anni è a rischio, suggerendo la necessità di introdurre campagne di screening a partire dai 25 anni puntando sul trattamento dei fattori di rischio ma soprattutto sulla consapevolezza del ruolo che ciascuno di essi ricopre nell’aumentare la probabilità di avere una malattia cardiovascolare. Inoltre, dato non irrilevante, sono le donne stesse ad avere una scarsa conoscenza e coscienza del proprio rischio cardiologico individuale e che può essere anche superiore a quello degli uomini”.

“Molto si è fatto per migliorare la qualità della vita delle donne e ancora di più si potrà fare grazie alla Ricerca”, afferma Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria. “Un’accelerazione negli ultimi anni è venuta dalla medicina personalizzata, con cure ad hoc per ogni paziente, e al rinascimento della Ricerca, con 7.000 farmaci in sviluppo nel mondo per importanti patologie che colpiscono anche l’universo femminile: tumori, malattie cardiovascolari, sistema immunitario, diabete, malattie infettive e malattie neurologiche. Risultati che potranno concretizzarsi grazie a una forte collaborazione tra imprese del farmaco, Istituzioni e operatori del sistema. È questa la premessa indispensabile per terapie sempre più indirizzate alla salute della donna”.

“Il genere” – afferma Merzagora – “è un parametro imprescindibile per garantire la personalizzazione e precisione delle cure sia in ambito clinico sia nell’organizzazione dei servizi sanitari. Le italiane hanno un’aspettativa di vita di 85 anni, consumano più farmaci con una prevalenza d’uso del 67,5% contro il 58,9% degli uomini, hanno stili di vita non propriamente corretti (il 14,8% fuma, il 28,2% è in sovrappeso, solo il 10,3% fa attività sportiva e il 44,1% è sedentaria)”.

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Pierangela Guidotti

Autore: Pierangela Guidotti

Laurea Magistrale in Lettere Moderne. Master in Relazioni Pubbliche. Diploma ISMEO (lingua e cultura araba). Giornalista. Responsabile rapporti Media relations e con Enti ed Istituzioni presso Vox Idee (agenzia comunicazione integrata) Milano.

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