Chi riuscirà a salvare l’Idroscalo dalle alghe e dai debiti?

Milano 21 Agosto – All’inizio fu il rombo degli idrovolanti che, a volo radente, superata la città di Milano, atterrarono sullo specchio d’acqua di Taliedo, voluto da lui: sua eminenza Benito Mussolini. Il Duce scelse una data senza equivoci, il 28 ottobre del 1930, per far volteggiare il primo Caproni CA 100 sullo specchio d’acqua alle porte di Milano, a sette chilometri dal Duomo. Ma ben presto, come tante opere del regime, anche l’Idroscalo si dimostra un’operazione propagandistica, e, inadatto al volo, dopo la visita del Re e di Mussolini, viene riciclato dal fascismo per i Littoriali del Remo (1934) e gli europei di canottaggio e motonautica. Ma visto il successo di pubblico e la grande presenza popolare sullo specchio d’acqua, nel 1938 il regime realizza, assieme alle tribune, gli stabilimenti balneari. Viene tracciato così il destino dell’Idroscalo che diventerà, col tempo, il mare dei milanesi. Arriva la guerra, la dittatura fa di questo parco alle porte della città una palestra di violenza. Vengono abbattuti dalle camicie nere, proprio alle porte dell’Idroscalo, nel 1944, Sergio Bassi con altri cinque partigiani.

Il lungo Dopoguerra con la ricostruzione lascia nell’ombra l’ex rampa di lancio degli idrovolanti del ventennio. Ma nel 1960, proprio sulle sue sponde, viene ambientata la sequenza più celebre di “Rocco e i suoi fratelli”, di Luchino Visconti. E’ lì che Simone (Renato Salvatori) scopre che Nadia (Annie Girardot) è tornata a prostituirsi e pensando di averla persa la uccide. Un capolavoro che attinge dalla realtà, perché le strade attorno all’Idroscalo, la notte, si popolano di “lucciole”. Bisogna aspettare fino al 1976 – con l’arrivo alla provincia di Milano (che gestisce l’Idroscalo) di Franco Ascani, consulente e poi assessore allo Sport fino al 1992 – per vedere un programma serio di rilancio dello specchio d’acqua tanto caro ai milanesi. E’ lui a portare i Mondiali di canottaggio nel 1988 e a inventarsi l’Estate all’Idroscalo, facendo il botto di pubblico e popolarità. I milanesi riscoprono il grande parco verde e azzurro grazie al fitto programma di spettacoli, eventi, spazi per bambini e anziani. L’Idroscalo rinasce e diventa un parco dei divertimenti. Ma la caduta della Prima Repubblica porta a palazzo Isimbardi figure opache come Massimo Zanello (Lega) e Livio Tamberi (Dc).

L’Idroscalo è l’ultimo dei problemi e così inizia l’incuria e l’abbandono. Nel 1999, a sorpresa, diventa presidente della provincia Ombretta Colli – donna di spettacolo, moglie di Giorgio Gaber e femminista della prima ora – che, folgorata sulla via di Arcore, rilancia l’ente sovracomunale mettendo in campo una giunta che fa discutere. Allo Sport va il volto televisivo di Cesare Cadeo che – oggetto del linciaggio della stampa di sinistra (per le televendite che gli danno da vivere) – si prende nel tempo la sua rivincita e trasforma l’Idroscalo in un vero grande parco dello sport, dell’intrattenimento e della cultura. Cadeo resta alla guida dell’Idroscalo anche sotto la presidenza Podestà e riesce a rilanciare anche l’organizzazione di grandi appuntamenti sportivi internazionali e di concerti estivi. Nel 2013 punta le sue carte sullo sport per i ragazzi e sulla creazione di un grande parco dell’arte. Ma l’Idroscalo incrocia anche la storia della criminalità che nel milanese ha sempre detto la sua.

Nell’agosto del 2011 la Guardia di Finanza mette i sigilli a Shocking Club e CafèSolaire, due locali della notte, legati all’attività di Guglielmo Fidanzati, figlio del boss mafioso Gaetano, arrestato per traffico di stupefacenti. Un brutto vizio quello delle famiglie criminali, perché proprio nei giorni scorsi è saltato fuori che anche Franco d’Alfonso, consigliere comunale della lista Sala, già assessore al Commercio con Pisapia, nonché delegato al Bilancio per la Città metropolitana, è stato intercettato (senza essere indagato) durante una conversazione con persone legate al clan catanese dei Laudani. Pare si discutesse di una concessione per una gelateria, all’Idroscalo. La storia più recente racconta che la legge Delrio ha fatto tutto il resto. La Città metropolitana, alle soglie del default, attende un gesto caritatevole del governo. Oggi l’Idroscalo, oltre all’assalto delle alghe, deve fronteggiare i creditori. Ma forse una via di fuga c’è. Il sindaco della Città metropolitana, il governatore Roberto Maroni e il presidente del Coni Giovanni Malagò stanno lavorando ad un progetto innovativo. L’idea è di allestire un polo per le discipline olimpiche dell’acqua (e non solo), col centro Saini. Un’idea che, se si concretizzerà, oltre a non costare un soldo al contribuente di Milano, potrà aprire le porte alla realizzazione di una piscina olimpica, che a Milano non c’è. E un domani (o forse dopodomani) permettere la candidatura alle Olimpiadi.

Daniele Bonecchi (Il Foglio)

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