Giorgio Morandi, luce, poesia e magia nelle nature morte

Milano 20 Giugno Giorgio Morandi è universalmente ricordato per le sue nature morte intrise di luce e poesia. E’ stato uno dei pittori più significativi del Novecento italiano: al centro della sua arte gli oggetti del quotidiano (soprattutto bottiglie) che Morandi elevava a protagonisti indiscussi delle sue tele, dipingendoli senza troppi dettagli e colori ma che nonostante ciò, paiono rivivere ancora oggi sulla tela. Ciò che gli interessava, era l’indagine formale, la ricerca di una visione classica della forma, l’eternità e il silenzio delle ”cose” morte.

LA VITA – Giorgio Morandi è stato un pittore ma anche un incisore, considerato l’indiscusso protagonista della pittura novecentesca. Ritenuto uno tra i maggiori incisori mondiali del secolo è ricordato ogni anno con celebrazioni nella sua Bologna, ad esempio al Museo Morandi. L’interesse giovanile per l’arte figurativa lo accompagnò per tutta la vita a partire dalla significativa scelta di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Morandi cominciò a dipingere nel 1911 e a esporre nel 1914 e, pur vivendo quasi sempre a Bologna, confrontando i suoi lavori con l’operato di grandi come Paul Cézanne, André Derain e Pablo Picasso. Dopo un viaggio a Firenze, riconsiderò anche grandi artisti del passato come Giotto, Masaccio, Piero della Francesca e Paolo Uccello, che faranno parte dello sviluppo artistico del pittore bolognese. Morandi morì nella sua Bologna nel 1964.

LA POETICA – La fama di Morandi è legata alle nature morte e in particolare alle ‘bottiglie’. I soggetti delle sue opere sono quasi sempre oggetti abbastanza usuali; vasi, bottiglie, caffettiere, fiori e ciotole che, composti sul piano di un tavolo, diventano i veri protagonisti della scena. La sua opera si compone anche di ritratti e paesaggi, che lui chiama “paesi” come i dipinti realizzati nella casa estiva di Grizzana. Usare pochissimi colori è una sua particolare caratteristica, che lo rende poetico e surreale e anche se non particolareggiava i suoi soggetti, si può notare come essi non perdano di realismo. Di grande importanza nel lavoro di Morandi sono le acqueforti così come le incisioni, realizzate fin da quando era ventenne. Forse l’oggetto che nell’immaginario collettivo rimanda maggiormente a Morandi sono proprio le sue bottiglie: colori tenui, spesso ‘gessati’, illuminati da una luce impalpabile, ma viva e magica. La bottiglia, quindi, da semplice oggetto funzionale, privata della sua identità specifica, si trasforma in una sorta di ‘musa ispiratrice’, da riempire ogni volta con nuovi significati, indotti dagli stati d’animo del momento. (Libreriamo) 

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Pierangela Guidotti

Autore: Pierangela Guidotti

Laurea Magistrale in Lettere Moderne. Master in Relazioni Pubbliche. Diploma ISMEO (lingua e cultura araba). Giornalista. Responsabile rapporti Media relations e con Enti ed Istituzioni presso Vox Idee (agenzia comunicazione integrata) Milano.

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