Fondi Expo al tribunale di Milano: presunte irregolarità e Cantone indaga

Milano 19 Giugno – La storia è nota. L’Anac di Raffale Cantone ha rilevato 18 irregolarità su 72 procedure di appalto relative all’informatizzazione del Tribunale milanese per un valore di 8 milioni di euro (su 16) di fondi governativi stanziati per Expo2015.

Il dossier è stato trasmesso la scorsa settimana alla Corte dei Conti (per eventuali danni erariali), alla Procura di Milano (perché valuti eventuali aspetti di carattere penale) e alla Procura Generale presso la Cassazione (per la valutazione, sotto il profilo disciplinare, delle condotte dei magistrati che si sono occupati di queste procedure).

Fra le toghe prese di mira da Cantone, in particolare, l’ex presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro, ora in pensione, e l’ex presidente dell’Ufficio Gip Claudio Castelli, attuale presidente della Corte d’Appello di Brescia.

La contestazione principale è quella di aver speso senza gara ma con affidamenti diretti la maggior parte dei fondi a disposizione. “L’escamotage” usato è stato l’articolo 57 comma due del vecchio codice sugli appalti, quello che consente di fare affidamenti diretti allo stesso fornitore già in precedenza individuato dall’amministrazione.

Il sito giustiziami.it, gestito dal celebre cronista giudiziario Frank Cimini e dalla collega Manuela D’Alessandro, già due anni fa, prima di essere ripreso da tutti i quotidiani, aveva segnalato che qualcosa nelle procedure d’informatizzazione del Tribunale di Milano non andava nel verso giusto.

Roberto Bichi, attuale presidente del Tribunale di Milano e all’epoca dei fatti vicario di Livia Pomodoro, mercoledì ha convocato una riunione con i suoi 25 presidenti di sezione per fare il punto della situazione. Alcuni partecipanti hanno descritto un clima teso dove l’imbarazzo era palpabile. Al termine un comunicato che “scarica” tutte le responsabilità sul comune di Milano: “Non risulta che il Tribunale abbia mai assunto il ruolo di stazione appaltante”.  “Se ci sono state irregolarità  – prosegue Bichi – auspico che emergano al più presto per dirimere dubbi, evitare illazioni, e non ledere l’immagine del Tribunale”.

All’epoca direttore del Settore Uffici Giudiziari per il comune era l’architetto Carmelo Maugeri. Fino allo scorso anno, prima della riforma voluta dal Ministro Andrea Orlando che ha affidato questo compito al dicastero di via Arenula, i comuni avevano in carico la gestione degli uffici giudiziari.

Maugeri, tirato indirettamente in causa, non ci sta e ribatte. “Si sta facendo grande confusione in questa vicenda, cercando di scaricare le responsabilità”. In particolare “è vero che il comune di Milano in questa vicenda ha svolto il ruolo di stazione appaltante, ma è anche vero che erano i magistrati milanesi e i dirigenti della Dgsia (Direzione Generale per i Sistemi Informativi del Minstero della Giustizia) coloro che decidevano in che modo dovessero essere spesi i fondi Expo 2015”. “L’autonomia degli uffici del comune di Milano era molto limitata”.

Parole pesanti alla quali Maugeri aggiunge: “Ci sono le mail fra gli uffici del comune e i magistrati che provano ciò”. “Io non sapevo – prosegue Maugeri – nemmeno cosa fosse, per fare un esempio, il processo civile telematico: il comune di Milano ha sempre fatto quello che dicevano i magistrati”. “Anzi, quando si decise di non procedere più con gli affidamenti diretti ma con una gara europea per l’automatizzazione dell’Unep (Uffici Notificazioni Esecuzioni e Protesti), un progetto che doveva rendere elettroniche le notifiche dei provvedimenti giudiziari, ci fu un “irrigidimento” da parte di alcuni magistrati”, aggiunge Maugeri. “Alle riunione operative – sottolinea l’architetto – partecipavano tutti i vertici degli uffici giudiziari milanesi dell’epoca, nessuno escluso”. “Io, comunque, ritengo di aver fatto tutto correttamente, anche per quanto attiene i vari affidamenti diretti”, precisa Maugeri sottolineando come “nei mesi scorsi la Guardia di Finanza ha sequestrato tutti gli incartamenti relativi ai fondi Expo. Compresi i vari verbali delle riunioni operative”.

Su come andrà a finire questa vicenda Frank Cimini è tranchant: “Ci sono di mezzo magistrati, la verità non la sapremo mai”.

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Giovanni Maria Jacobazzi

Autore: Giovanni Maria Jacobazzi

Nato a Roma, laureato in Giurisprudenza e Scienze Politiche, ha ricoperto ruoli dirigenziali nella Pubblica Amministrazione. Attualmente collabora con il Dipartimento Scienze Veterinarie e Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Milano. E' autore di numerosi articoli in tema di diritto alimentare su riviste di settore. Partecipa alla realizzazione di seminari e tavole rotonde nell'ambito del One Health Approach. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Lombardia.

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