Curiosi, empatici, dispiaciuti Così gli animali si emozionano

Dai pesci agli uccelli: secondo gli scienziati sono capaci di provare gioie e tristezze. E le pecore riconoscono i volti

Milano 19 Giugno – Gioia, tristezza, rabbia, paura, imbarazzo, vergogna. Emozioni che tutti, prima o poi, hanno provato.Ma quanto ne sappiamo, oggi, delle emozioni che provano animali domestici e selvatici delle più svariate specie?Ci sono varie chiavi per indagare il comportamento animale e la disputa sulla loro possibilità di provare emozioni è stata per anni un bagno di sangue tra gli scienziati, mentre le semplici persone che non avevano una formazione scientifica tendevano a umanizzare le loro gesta. Così nel luglio del 1932, in uno zoo americano, i visitatori videro un macaco prendere una fune, assicurarla a un ramo, formare un cappio stringendolo al collo e gettarsi dall’albero. Il giorno dopo, la stampa locale titolava «Il suicidio della scimmia», e si scatenò un’infuocata polemica sulla opportunità di tenere animali in cattività. In realtà gli etologi che studiarono il fenomeno arrivarono a ben altre conclusioni. La povera scimmia aveva probabilmente inventato un nuovo «gioco», ma, guardando le foto del primate pendere dal ramo, era veramente difficile non cadere nel tranello dell’umanizzazione. Del resto provate a convincere i proprietari che il loro gatto, appena sgridato, non gli ha fatto un dispetto nel gettare a terra lo Swarovski che troneggiava sulla libreria. Al di fuori delle credenze popolari, la scienza moderna riconosce e convalida quanto, in parte, le comuni persone avevano già intuito da tempo. Moltissimi animali provano emozioni come noi e sarebbe estrema arroganza (ùbris avrebbero detto gli antichi greci) credere che solo l’uomo possa arrogarsi questa caratteristica della psiche. Jonathan Balcombe, direttore della Human Society for Science, afferma che oggi, la maggior parte degli scienziati concorda sul fatto che tutti gli animali vertebrati, quindi i mammiferi, gli uccelli, i rettili, gli anfibi e i pesci, sono, in misura diversa, senzienti. Una ricca e variegata raccolta di ricerche ha fatto abbassare la cresta a chi sosteneva il contrario, anzi le indagini degli etologi hanno allargato il campo degli animali capaci di provare emozioni a quello degli invertebrati. Nella ricerca del biologo canadese Jennifer Mather e dei colleghi, i polipi mostrano curiosità, gioco e personalità e in un lavoro condotto da Robert Elwood presso la Queens University di Belfast, i gamberi hanno trascorso più tempo a curare e strofinare un’antennina schiacciata, a meno che non ricevessero un’applicazione di anestetico locale. Oggi sappiamo che i pachidermi, le lontre e molti uccelli esprimono dispiacere, che pecore e molti altri animali sono in grado di riconoscere volti umani e mostrano un alto grado di empatia, così come lo fanno i topi, le galline e i delfini, mentre corvidi, tartarughe, cani e primati provano gioia e tristezza. Si può disquisire se gli animali provino queste emozioni alla nostra stessa maniera e se la maggior parte di essi sia dotata di una personalità e di specifiche individualità, ma questo è quel che accade anche in campo umano, visto che, tra uomo e uomo, ci sono differenze nel modo di vivere e manifestare affetti e passioni. Nonostante la ricerca moderna sia ormai convinta della capacità senziente degli animali ci sarà sempre chi è contrario a queste teorie. Inoltre, come spesso accade, esistono soggetti il cui interesse è quello di far sì che le persone credano che gli animali non provano emozioni. I centri di ricerca che si avvalgono della sperimentazione animale sono maestri in questo campo.

Oscar Grazioli

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Autore: Milano Post

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