Un salto di qualità delle palestre per rigenerare le periferie

Milano 18 Giugno – Lo sport riqualifica un quartiere, recupera un’area degradata, dà lavoro ai giovani, aggiunge uno spazio di incontro per le mamme e i nonni, presidia il territorio. Lo sport, insomma, non serve solo a garantirsi un fisico allenato e uno stile di vita sano, o ad imparare le regole della squadra e la disciplina del singolo. Antonio Iannetta, dirigente Uisp (Unione italiana Sport per Tutti), è passato dalla laurea in Scienze naturali alle palestre: dopo una lunga esperienza nella cooperazione è approdato in Uisp e qui ha cominciato a promuovere il dialogo fra pubblico e privato. Il risultato sono tre impianti che per qualità e proposta vengono considerati eccellenze anche fuori Milano e che sono diventati punti di riferimento in zone non sempre facili.

Partiamo da Lampugnano: fino al 2014 la struttura era semiabbandonata. L’intervento di risistemazione è durato tre anni e ora accoglie in 5 mila metri quadrati quasi 1.600 utenti per basket, calcetto, pallavolo, atletica e ginnastica in uno spazio modernissimo, realizzato con materiali di eccellenza e con tecniche che hanno puntato all’efficientamento energetico. Una best practice, la definisce Iannetta ricordando che del milione speso per la ristrutturazione nulla è stato pagato dagli enti pubblici. Stefano Pucci, presidente Uisp Lombardia, aggiunge un dato non irrilevante: «L’impianto che nella gestione di Milanosport aveva un passivo di 190 mila euro, ora è in attivo e le spese per le utenze sono quasi dimezzate, malgrado siano raddoppiate le ore di attività».

Interamente finanziata dai privati anche l’operazione di Zero Gravity, sull’ex area del centro sportivo Crespi (siamo intorno a via Valvassori Peroni): diecimila metri quadrati, di cui 4 mila coperti, per il più grande spazio in Europa dedicato a sport acrobatici e di freestyle, compresi il parkour e lo snowboard. Acrobazie anche per trovare i finanziatori: Iannetta grazie al contributo di Banca Prossima e all’accordo con Andrea Poffe, fondatore di Zero Gravity, è riuscito a coprire i 4 milioni di euro di costi. Altra caratteristica, il rispetto dell’ambiente: l’impianto può contare su 200 pannelli fotovoltaici, lampade a led e un sistema di riscaldamento che non ha bisogno di combustibili fossili. E poi, per una volta, si pensa anche alle mamme che aspettano i figli durante i corsi e che qui hanno uno spazio accogliente e moderno dove bere un aperitivo con le amiche o leggere un libro.

Nel frattempo era già stata inaugurata anche la struttura di via Val Maira a Niguarda, recuperata dopo dieci anni di abbandono dello stabile dal gruppo Milano Monkeys con la supervisione (e lo stimolo) sempre della Uisp. Dal parkour al freerunning, ma anche yoga, boxe e arti marziali: il modello è quello dell’urban sport e ha conquistato oltre 1.800 associati diventando luogo di aggregazione per tutta la zona.

Tre esempi, lo stesso scopo: «Aiutare lo sport di base pensando anche a tariffe calmierate, inventare punti di aggregazione giovanile utili per contrastare il disagio di quelle età e presidiare il territorio riqualificando una zona». Iannetta insiste sul fatto che «questa ricetta è sicuramente vincente» e aggiunge che in questi spazi hanno anche trovato lavoro molti giovani usciti dalla facoltà di Scienze motorie. Infine, il benessere psico-fisico: «Un impianto accogliente e una disciplina diversa da quelle classiche sono uno stimolo in più per ragazze e ragazzi che in questo modo si abituano ad avere cura del proprio corpo, a prevenire malattie legate a stili di vita sedentari». E scusate se è poco. (Corriere)

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Autore: Milano Post

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