Quando la burocrazia rende invisibile e inesistente una pensionata, a Milano

Milano 19 Marzo – Una storia di ordinaria burocrazia che diventa follia. Se non fosse che dura da sette anni e la vittima vive un dramma insolubile di solitudine e di emarginazione. La storia è raccontata da Giangiacomo Schiavi sul Corriere e dà la misura dell’inefficienza assoluta dell’Aler e di tutti gli Enti o pseudo tali con cui l’anziana ha dialogato chiedendo il diritto ad essere viva. Di seguito il racconto “Milano non è Milano per una pensionata di 74 anni, dimenticata dalla burocrazia dell’Aler, ignorata dal Comune, lasciata sola dalla Regione, abbandonata dai vari uffici competenti, inesistente per le varie gestioni delle case popolari che si sono succedute dal 2009 a oggi. Una pensionata allontanata d’ufficio, con altre 145 famiglie, dalle abitazioni corrose dall’amianto a Rogoredo e finita al Gallaratese in un appartamento di 40 metri quadrati.

Da sette anni è invisibile, nonostante chieda di pagare l’affitto, solleciti l’arrivo dei bollettini, scriva lettere ed email per chiarire una situazione che se non fosse provata e documentata definiremmo impossibile per essere vera. All’affanno che una inefficienza del genere provoca in una persona sola, bisogna aggiungere il timore degli ispettori a caccia di abusivi: senza uno straccio di carta e senza un bollettino pagato potrebbe essere assimilata a quei campioni dell’illegalità che le case le occupano davvero e magari sono anche morosi. Dall’assurdo al surreale.

Detto tutto questo, Milano non può far finta di niente. Un cittadino si autodenuncia con una lettera al Corriere, chiede di essere messo nelle condizioni di pagare il proprio canone d’affitto dando a tutti una lezione di onestà e i diretti interessati tacciono: più che una strategia sembra una fuga dalle responsabilità. La fiducia nella politica e in chi amministra la cosa pubblica è fatta anche di risposte. Quelle non date sono un cattivo esempio.”

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Autore: Milano Post

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