Nei call center c’è sfruttamento solo se manca l’innovazione

Milano 18 Marzo – Che cos’è un’ora produttiva? Lo spiega ieri Repubblica, facendo un po’ di propaganda, un po’ di informazione un tanto al kilo, ma anche toccando un tasto importante. A Bitritto, Bari, si pagano gli operatori in base alla conversazione effettuata, più la pausa obbligatoria per legge, ed una percentuale del tempo di chiamata e post chiamata. Questo significa che il lavoratore perde una parte significativa di stipendio. O che l’imprenditore paga solo quello che davvero produce, a seconda di come lo si guarda. Per il giornale c’è un conflitto di interessi. Si riecheggia, senza mai nominarlo, il caporalato. Si evocano scenari cupi e Dickensiani. Non si dice mai, però, che qui non c’è alcun conflitto, semmai una comune esigenza. Quella di lavorare meglio, guadagnare di più ed eliminare le perdite di tempo. Per esempio, esistono soluzioni tecnologiche che farebbero guadagnare fino al 50% di più gli operatori, senza costare uno sproposito al datore di lavoro.

La Siseco di San Vittore Olona, provincia di Milano, ad esempio, produce un sistema predictive. Pensato, cioè, per fare tutto lui: trovare il numero, chiamarlo, verificare se è occupato, suona a vuoto oppure ha la segreteria telefonica. In caso di successo passa la chiamata all’operatore. Il computer, come immaginerete, ci mette molto meno a fare queste operazioni. All’operatore appare una schermata con i dati del cliente e la possibilità di mettere annotazioni. Tipo quanti, quali e quanto fantasiosi sono stati gli insulti ricevuti. Questo significherebbe che le ore produttive di Bitritto sarebbero di 54 minuti su 60. Insomma, più o meno come le ore delle scuole superiori. Non ci sarebbe più bisogno di tenere al telefono nessuno. Almeno, tenerlo al telefono più del necessario. Repubblica non ve lo racconterà mai, ovviamente, ma c’è una grande verità in tutto questo: non esiste quasi mai un conflitto tra occupazione e tecnologia. Ce lo creiamo da soli, molto spesso.

Per esempio: a Bitritto c’è un problema di sicurezza. Devono firmare contratti di riservatezza massima. E ti credo. Sapete quanti numeri passano per le loro mani? Ecco, sempre con il sistema Siseco il problema non si porrebbe più: l’operatore non vede il numero. Anche perché, vederlo, gli farebbe perdere soldi. E non se ne fa nulla. La società, quindi, potrebbe rilassarsi anche sul fronte sicurezza. Insomma, una piccola soluzione ed un grande passo avanti nella vita dei lavoratori. E dei datori di lavoro.

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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