Le Olimpiadi sulle macerie, lo strano caso della Milano sportiva

Milano 18 Marzo – Roma magari non era la sede giusta per le Olimpiadi, ma lo è Milano? Riporta il Giornale:

Impianti come l’Idroscalo, sono finiti nel mezzo delle pieghe della burocrazia e nessuno ne ha chiaro il futuro. Ieri però c’è stata la presentazione della candidatura di Milano ad ospitare nel 2019 la 132esima sessione del Cio, il Comitato olimpico internazionale. Un primo passo per le Olimpiadi 2028, anche se non sembra esserci il sostrato adatto. Forse proprio un evento internazionale potrebbe essere la leva per sbloccare gli investimenti necessari ad ammodernare gli impianti milanesi.

Intanto però l’elenco di quelli che sarebbero da costruire ex novo è già molto lungo. Il nuovo Palalido in piazza Stuparich per il basket e la pallamano, una piscina olimpionica, un Centro natatorio per i tuffi e sincro, un Centro Tiro per le gare di tiro a piattello e tiro a segno, un Parco Olimpico per beach volley, hockey su prato e badminton, il Palasport per pugilato, lotta, scherma, judo e ginnastica; infine lo Stadio Olimpico per le gare di atletica.

Cioè ci stiamo candidando per qualcosa che, nella migliore delle ipotesi, sarà pronto nel duemilamai. Solo a me ricorda molto da vicino l’Expo? Conclude sempre Il Giornale:

Il Forum di Assago per il volley, così come il Velodromo Vigorelli per il ciclismo o il Golf Club Tolcinasco e la Montagnetta avrebbero tutti bisogno di interventi significativi, ma i soldi più che comparire spariscono come dimostra il Kennedy, l’unico centro di livello per il baseball che ha visto sparire i 500mila euro a lui destinati dalla precedente Amministrazione. E i problemi a volte non sono di fondi come dimostra la storia del centro polisportivo di viale Sarca. La convenzione stipulata nel 2014 tra Università Bicocca e Comune di Milano prevedeva investimenti per 7 milioni da parte dell’ateneo in cambio di una concessione trentennale. Dal municipio 9 però si alzano alcune voci critiche per la lentezza dei lavori. Marco Cavallotti, vice direttore generale degli appalti per la Bicocca, spiega però che «noi non abbiamo mai perso un giorno, ogni volta che avevamo un via libera procedevamo subito con i passi successivi». Il vero problema, ha precisato il dirigente, è che per «lavori di 6 mesi, sono necessarie procedure di 2 anni».

Certo, non si muove nulla, ma volete mettere? Cantone è felice, non c’è corruzione. Quando, poi, non avremo un’economia, sarà il giorno più bello per lui.

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Luca Rampazzo

Autore: Luca Rampazzo

Laureato in legge col massimo dei voti, ha iniziato due anni fa la carriera di stratupper, con la casa editrice digitale Leo Libri. Attualmente è Presidente di Leotech srls, che ha contribuito a fondare. Si occupa di internazionalizzazione di imprese, marketing e comunicazione,

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