Reddito di cittadinanza, ma non solo per salvare Sesto San Giovanni da disoccupazione e spopolamento

Milano 16 Marzo – Fra le principali accuse che si possono muovere alle amministrazioni “rosse”, che si sono succedute a Sesto San Giovanni negli ultimi trent’anni, vi è sicuramente l’incapacità di creare nuove opportunità di lavoro quando è tramontata l’epoca delle grandi fabbriche. Un’incapacità che ha ridotto alla disoccupazione o alla sottoccupazione migliaia di sestesi, buona parte dei quali hanno scelto di lasciare la città, con un conseguente calo demografico di circa 25.000 unità dal 1981 a oggi. In parole povere, la città è malata grave. Se i prossimi amministratori non saranno in grado d’invertire questa tendenza, c’è il serio rischio che nel giro di dieci anni ci troveremo davanti a una Sesto malata terminale. Pur essendo un fermo sostenitore della massima confuciana: “non dare riso agli affamati, ma insegnagli a coltivarlo”, trovo che i progetti di “reddito di cittadinanza” e “baratto amministrativo”, proposti dal candidato Sindaco per il centrodestra, Roberto di Stefano, siano due ottime idee per riavviare l’occupazione in città. A patto ovviamente siano utilizzati per sottrarre le persone in difficoltà dalla marginalità, aiutandole economicamente, mentre le si riqualificano e avviano ad un altro lavoro. Evitando insomma che questi aiuti scadano nel mero assistenzialismo. Un concetto che sembra essere chiaro anche a Di Stefano che ha recentemente dichiarato:

“Sesto S.G. in questi anni, ha subito la crisi economica facendo emergere un’incapacità nel gestire l’ordinario – spiega Di Stefano – occorre investire risorse ed energie per migliorare ed estendere l’assistenza rispondendo con misure concrete alla crisi. Quando è stato necessario, siamo riusciti a colmare le carenze attuali del sistema grazie alle straordinarie energie profuse della società civile. Dobbiamo però superare la logica dell’emergenza e costruire soluzioni eque e solidali a prova di futuro.

Tra le nuove povertà e le nuove migrazioni, Sesto deve continuare a essere città dell’inclusione sociale e a costruire un sistema di promozione dei diritti di cittadinanza di tutte le persone, senza discriminazioni. Un sistema di welfare che vede la società e i cittadini attori nella costruzione e promozione dei diritti e in un sistema di collaborazione tra pubblico e privato. Un sistema che punta sulla dignità e il riscatto della persona anche attraverso l’inserimento di un reddito minimo di cittadinanza per aiutare chi vive un momento difficile e deve ripartire.

Intendiamo proseguire verso un welfare capace di creare le condizioni per generare sviluppo economico, civile e culturale della comunità, parte fondante di una strategia di sviluppo inclusivo. Avrà la priorità chi ha perso il lavoro e/o ha figli a carico, gli over 50 e i pensionati con la minima. Chi non può pagare l’affitto della casa o le tasse locali potrà impegnarsi in servizi di pari importo al servizio della comunità come la pulizia delle strade, il taglio del verde, l’imbiancatura delle scuole e piccole attività di ristrutturazione delle case popolari. Lavoro: chi usufruirà del Reddito di Cittadinanza dovrà seguire percorsi formativi gestiti dal Comune ed impegnarsi per uscire dalla situazione di marginalità”.

Buoni propositi senza dubbio. Non resta che augurarsi gli sia data l’occasione di metterli in pratica.

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Autore: Otello Ruggeri

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