Produzione industriale come cinque anni fa: la stangata si avvicina

Milano 16 Marzo – Il destino del Paese – dai conti pubblici al lavoro – dipende dalla ripresa, che però stenta a farsi sentire. Nonostante l’ottimismo degli ultimi mesi l’indice della produzione industriale non risale. L’Istat ha diffuso il dato definitivo di gennaio ed è il più basso degli ultimi cinque anni. Si torna indietro a gennaio 2012 quando, si registrò un calo del 2,8 per cento. Questo significa che la manovra da 3,4 miliardi non basterà. Dalla Ue arrivano già richieste per un inasprimento degli interventi per portarla a sette miliardi. Se l’economia avesse dato segnali di recupero c’era qualche speranza di alleggerire il colpo. Visto che il rallentamento continua bisognerà rassegnarsi ad una nuova spremuta di austerità.

Confindustria, come sempre eurofanatica, fa sapere che non c’è da preoccuparsi perché a febbraio andrà meglio. La produzione industriale rimbalzerà dell’1,3%. Non tutti però la pensano così. Un osservatore non certo populista come Paolo Mameli, economista di Banca Intesa, dice che «la crescita dovrebbe risultare nel trimestre in corso più modesta rispetto all’1,1% di fine 2016, che già correggeva al ribasso la precedente stima dell’1,3%». Sulla base di queste conclusioni possiamo già dire addio al mini recupero del Pil (0,2%) immaginato per i primi tre mesi di quest’anno.

La realtà è questa e i dati dei prossimi mesi lo confermeranno: l’economia italiana ha la polmonite. Nella seconda metà dell’anno scorso aveva preso una medicina potente grazie al prezzo del petrolio che, crescendo, aveva rianimato l’inflazione. Ora però gli effetti cominciano ad attenuarsi perché l’offerta energetica, stimolata dalla ripresa dei prezzi, è tornata abbondante. Non a caso il barile si è stabilizzato e ora cala. Vuol dire che l’inflazione tra febbraio e marzo si fermerà e la produzione industriale tornerà a variazioni da prefisso telefonico. Tutto questo significa che il degrado dell’economia italiana continua. Passo dopo passo verso il buio.

Ernesto Preatoni blog

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Autore: Milano Post

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