Febbre da fieno: le pillole di polline che possono curarla

Milano 16 Febbraio – ‘Pillole di polline‘ per tre anni utili a ridurre notevolmente – e molto a lungo – i fastidiosi sintomi della febbre da fieno, la rinite allergica stagionale che si riaccende in primavera. Un effetto duraturo che però non si ottiene con soli due anni di trattamento. A promuovere questo tipo di immunoterapia, che espone i pazienti a quantità crescenti di polline nel corso del tempo, è un nuovo studio pubblicato su ‘Jama‘.

Gli scienziati dell’Imperial College di Londra hanno scoperto che il trattamento – a base di iniezioni o pillole – è efficace, ma due anni non bastano per ottenere effetti duraturi. Pazientando un po’ più a lungo, però, i benefici diventano durevoli. “Trattando i pazienti per tre anni, questi hanno un grande miglioramento per diversi anni successivi”, spiega Stephen Durham, responsabile di Allergologia e Immunologia clinica dell’Imperial College e a capo dei servizi di allergia al Royal Brompton Hospital, che ha condotto lo studio. “Esporre le persone al polline in questo modo si è rivelato un trattamento molto efficace per le persone che hanno una febbre da fieno veramente debilitante”.

La rinite allergica stagionale si manifesta con attacchi di starnuti, naso che cola e prurito agli occhi, che possono rovinare la quotidianità dei pazienti. Un certo numero farmaci sono disponibili, dagli spray nasali agli antistaminici, ma i pazienti con sintomi più gravi possono essere trattati con l’immunoterapia, attraverso iniezioni o pillole a base di estratto di polline.

Lo studio ha coinvolto alcuni pazienti volontari del Royal Brompton Hospital di Londra: qui i ricercatori hanno testato l’efficacia di due immunoterapie prescritte dal servizio sanitario britannico a base di estratto di polline: un’iniezione e una pillola da assumere sotto la lingua. Lo studio era in doppio cieco, controllato verso placebo: 106 pazienti sono stati divisi in tre gruppi e trattati con iniezione (settimanale), pillole (quotidiane) o placebo. Un totale di 92 arruolati hanno completato il trattamento, che si è rivelato molto utile, riferiscono i ricercatori. Ma se la terapia durava solo due anni, a un anno dalla fine le condizioni erano nuovamente peggiorate. “Lo studio mostra che entrambi i trattamenti, iniezioni e pillole, sono stati altamente efficaci, ma due anni di terapia sono insufficienti per risultati a lungo termine. Clinici e pazienti dovrebbero continuare a seguire le linee guida internazionali, che raccomandano un minimo di tre anni di cura”, conclude Durham.(Adnkronos)

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Milano Post

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