“Milano, viaggio nel Liberty”, oggi la presentazione del volume

Milano 12 Gennaio – Chinatown, via Messina 24, per cogliere i particolari bisogna avvicinarsi alla facciata. Che sorprende: perché è piena di ruote di treni, balestre e respingenti di vagoni. Un divertente caso di Liberty industriale, con il mondo ferroviario al posto dei motivi floreali. Casa Ferrario, via Spadari 3/5, una straordinaria ragnatela di ferri battuti, l’esempio più vicino al modello dell’Art Noveau parigina. E ancora, via Revere 7, Casa Donzelli Revere, balconi geometrici e linee in puro Jugendstiel (opera di Ulisse Stacchini, l’architetto della Stazione Centrale), e piazza Conciliazione 1, Casa Binda, il primo esempio di Liberty cittadino, considerato uno dei migliori. E poi Magazzini Contratti, via Tommaso Grossi, il capolavoro di Luigi Broggi, ferro e acciaio per un’unità commerciale in pieno centro storico.

A Milano il Liberty è stato veloce come un lampo (quindici anni, 1899-1914) e si è dispiegato in maniera sparsa fra le pieghe della metropoli. Sono note le case di Porta Venezia e i palazzi intorno a via Palestro, quasi sconosciuti gli altri edifici. Massimo Beltrame è partito da lì. Il suo libro «Milano, viaggio nel Liberty» (Meravigli), che presenta in anteprima il 12 gennaio all’Urban Center (ore 17, Galleria Vittorio Emanuele II, 11), è una battuta di caccia quartiere per quartiere sulle tracce del periodo che «fa battere il cuore dei passanti». Un’introduzione storica, accenni alle specificità milanesi e poi gli itinerari, via Ariosto e Porta Magenta, l’Isola, l’Arena Civica e Chinatown, la vecchia zona Fiera, Buenos Aires e Morgagni, il centro, Porta Venezia, oltre a capitoli su Cimitero Monumentale, alberghi Diurni e Centrale. Novità anche nella parte storica. «Louis Sullivan, il genio di Chicago, è stato il primo a introdurre l’ornamento come cifra estetica», spiega Beltrame, «io ho messo in relazione la sua opera con Milano».

Marta Ghezzi (Corriere)

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