Gli angeli della morte in corsia

Milano 1 Dicembre – E fu così che alla fine cadde il velo dell’ipocrisia. O meglio, è stato squarciato. Ed ora, sotto, intravediamo l’orrore. Un orrore che oggi ricade, come il sangue degli innocenti, sulle mani di tutti quelli che hanno consentito ad esso di crescere. Di infettare il tessuto sano e di portare psicopatici come appare dalle prime indagini, essere il dottor Cazzaniga. Che resterà innocente fino al terzo grado di giudizio. Mentre ad essere colpevole, ben prima del terzo grado, è l’intero sistema sanitario. E prima di esso tutta la cultura della morte di questo paese che ha perso la pietà e si è ritrovato a venerare figure inquietanti. Pare che nell’inchiesta dell’ospedale di Saronno ci siano 35 vittime del protocollo Cazzaniga. Non ingannatevi. Se un tale protocollo esisteva davvero, come dichiarano sette infermieri, i morti saranno molti, molti di più. Tale protocollo prevedeva un cocktail micidiale di farmaci, letale per le condizioni di salute dei pazienti a cui veniva somministrato. Pazienti, chiariamoci, che non avevano chiesto alcunché. E che, in molti casi, manco potevano farlo. L’angelo della morte passava di letto in letto godendo del brivido di decidere chi poteva vivere e chi non poteva più farlo. Le intercettazioni sono agghiaccianti per la loro disumanità. Di fatto, Cazzaniga, nella sua mente, aveva cessato di essere un uomo. Era diventato un angelo sterminatore. Messaggero di una divinità spietata che concede ai suoi seguaci libertà assoluta in cambio di un tributo di anime. E lui mieteva. Totalmente indisturbato. Perché al sistema sanitario servono i Cazzaniga. Servono perché alcuni pazienti sono un fardello insostenibile. Servono per tenere in piedi l’idea che la Sanità possa essere gratis e per tutti. Ma servono anche e soprattutto perché il dolore e la sofferenza non hanno alcun posto nella nostra cultura. Non possono averlo. Spaventano. Rovinano statistiche. Sono indigeribili anche per i parenti. Così si va giù di peso con qualsiasi cosa che uccida il dolore. Anche se per farlo bisogna uccidere il paziente.

Quindi vediamo di essere chiari: ci sono Cazzaniga in ogni ospedale d’Italia, con buona approssimazione. Sospetto che ce ne sia più d’uno in quelli grandi. Quelli che vengono chiamati quando il paziente sembra alla fine. Quando si pensa che non ci sia più nulla da fare. E loro arrivano. Sono calmi. Sono professionali. Sorridono, in molti casi. Tranquillizzano tutti. Chiedono come si sentano i pazienti, i parenti, gli infermieri. E mentre la gente risponde, preparano le siringhe ed iniettano dosi da cavallo a fisici spossati. E poi è tutto finito. Collassano i centri della respirazione ed i malati muoiono soffocati. O cedono cuori affaticati e l’ultimo battito saluta questo mondo. E loro sorridono. Ogni morte erode un po’ della loro umanità. Non tutti appaiono dei mostri. Alcuni sono anche credenti. Ma sono tutti, senza eccezione, arbitri della vita e della morte. Ed il sistema li tollera. Li ha sempre tollerati. Oggi qualcuno ha mostrato al mondo la verità. Ed il mondo, ovviamente, ha reagito con orrore. Ironicamente, a reagire con orrore è, in parte, anche quella fetta di popolazione favorevole all’eutanasia. D’altronde, sono tutti favorevoli all’eutanasia finché non capiscono esattamente come funzioni nella realtà.

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Luca Rampazzo

Luca Rampazzo

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