Non si salva l’economia uccidendo l’imprenditore. Il caso Cernusco

Milano 29 Novembre – Questa è una storia minima che spiega perché il nostro sistema non abbia, senza forti e robuste correzioni di rotta, alcun futuro. I fatti sono questi. Un’azienda Americana decide di dover ridurre i costi. Opera nell’ambito dei call center. Può licenziare o spostare la produzione, a posti invariati. A loro non cambia nulla. Se sposta, i costi fissi calano, probabilmente beneficia di sgravi fiscali e siamo tutti felici. Se licenzia, è cattiva. C’è un ma, in questa storia. Dipende da dove si sposta. Siccome va a Cagliari i sindacati fanno le barricate. Cagliari, partendo da Cernusco, non va affatto bene. Troppo lontana. Cattivi, cattivi Americani. Dovrebbero continuare a produrre in perdita, ma a Cernusco, perché il posto di lavoro, non il lavoro, è sacro. La gente non ama gli spostamenti. Sono scomodi. Le famiglie hanno problemi. E via così. Il fatto che ci siano 71 dipendenti in cassa integrazione ad Assago, perché la loro società non poteva più permetterseli, non tange i dipendenti. Come non li tange minimamente la vicenda Almaviva, due sedi importanti (Roma e Napoli) chiuse di recente, che potrebbe decidere di chiudere a breve anche Milano. No, loro hanno dei diritti. E tra questi anche il posto di lavoro comodo. Cagliari è peggio di un affronto. È un insulto gravissimo. Un’onta. E va lavata col sangue.

Ecco, questa, in tutta la sua magnificenza, è la scintillante armatura che ci sta facendo annegare nel fango. I diritti sono una cosa bellissima, se ce li potesse togliere di dosso quando la situazione lo richiede. Tipo adesso. Tipo ogni volta che sono la differenza tra difendere il lavoro ed il benessere del lavoratore. Ma purtroppo i diritti non funzionano così. Sono armature pesanti, ornate e difficili da indossare quanto da dismettere. Una volta montate la gente preferisce non staccarsene. Anche a costo di morirci dentro. La classe operaia non l’ha ammazzata la delocalizzazione, la finanza, le scie chimiche o i rettiliani. Si è suicidata. Perché, ad un certo punto, ha deciso che difendere la propria comodità era più importante che consentire alla fabbrica di produrre. Quindi, insieme a burocrazia, normative ambientali e lacci Europei è diventato più conveniente andarsene. Rinunciare alla professionalità degli operai Italiani e lanciarsi in avventure dall’altra parte del Mondo.

So che non si fa negli articoli online, ma vorrei citare Hegel. Nella dialettica tra servo e padrone, questo secondo è tale solo perché, di fronte al rischio di morire non ha avuto paura. O di fronte al rischio di partire per Cagliari. Il servo può, in effetti, rovesciare questo rapporto. Ma dovrebbe contare sul fatto che il padrone, cessando di produrre in prima persona, diventi sua mercé. Ma per farcela lui dovrebbe essere il lavoratore. Qui si preferisce essere sussidiati. E così facendo si uccidono prima le imprese e poi intere nazioni.

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Luca Rampazzo

Luca Rampazzo

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